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LA
VECCHINA
di Luigi Capuana |
C'era una volta
un Re molto giovane, che voleva prender moglie, ma voleva sposare la più
bella ragazza del mondo.
- E se non è di sangue reale? - gli domandarono i ministri.
- Non me n'importa nulla.
- Allora sappiate, Maestà, che la più bella ragazza del mondo
è la figliuola di un ciaba. Ma il popolo, che è maligno, potrebbe
chiamarla: la regina Ciabatta... Maestà, non sta bene: rifletteteci meglio.
Il Re rispose:
- La figliuola del ciaba è la più bella ragazza del mondo? La
figliuola del ciaba sarà dunque mia sposa e Regina. Andrò a vederla
senza farmi conoscere; partirò domani.
Ordinò che gli si sellasse uno dei suoi cavalli, e, accompagnato da un
solo servitore, s'incamminò per quel paese, dove il ciaba abitava.
Per via incontrarono una vecchia che domandava l'elemosina:
- Fate la carità! Fate la carità!
Il Re non se ne dava per inteso.
La vecchina arrancava dietro il cavallo.
- Fate la carità! Fate la carità!
Il cavallo del Re s'adombrò, e urtò la vecchina che cadde per
terra.
Il Re, senza punto curarsene, tirò innanzi; ma il servitore, impietosito,
scese da cavallo, la sollevò, e visto che non s'era fatta nulla di male,
cavò di tasca le poche monete che aveva e gliele mise in mano:
- Vecchina mia, non ho altro.
- Grazie, figliuolo; si vede il buon cuore. Accetta in ricambio questo anellino
e portalo al dito; sarà la tua fortuna.
Arrivati in quel paese, il Re accompagnato dal servitore passò e ripassò
davanti la bottega del ciaba, finché non gli riuscì di vedere
la bella ragazza, che era la più bella del mondo. Rimase abbagliato!
E, senza por tempo in mezzo, disse al ciaba:
- Io sono il Re: vo' la tua figliuola per moglie.
- Maestà, c'è un intoppo. La mia figliuola ha una malìa:
chi le parlerà la prima volta e le farà provare una puntura al
dito mignolo, quello dovrà essere il suo sposo. Possiamo provare.
Il Re a questa notizia rimase un po' turbato; ma poi pensò:
- Se questa malìa è la sua buona sorte, costei dev'essere destinata
a sposare un regnante.
E tutto allegro, disse al ciaba:
- Proviamo.
Il ciaba chiamò la figliuola, senza dirle del Re; e come questi se la
vide dinanzi, restò più abbagliato di prima.
- Buon giorno, bella ragazza.
- Buon giorno, signore.
Lei non sapeva nulla della malìa. Suo padre, che sarebbe stato felice
di vederla Regina, le domandò:
- Non ti senti nulla?
- Nulla. Che cosa dovrei sentirmi?
Il povero Re, gli parve di morire a quella risposta. E stava per andarsene zitto
zitto; quando il servitore, ch'era rimasto in un canto, credette opportuno di
dire sottovoce alla ragazza:
- Badate, è Sua Maestà!
- Ahi! Ahi! Ahi!
La ragazza si sentiva un'atroce puntura al dito mignolo, e scoteva la mano:
- Ahi! Ahi! Ahi!
Figuriamoci il viso del Re, come capì che quella ragazza, la più
bella del mondo, era destinata a quel tanghero del suo servitore!
Prese in disparte il ciaba e gli disse:
- Lascia fare a me; la tua figliuola sarà Regina.
Tornato al palazzo reale, chiamò il servitore:
- Prima che tu sposi la figliuola del ciaba, devi rendermi un servigio: mi fido
soltanto di te. Portami questa lettera al Re di Spagna, e attendi la risposta;
ma nessuno deve sapere dove tu vada e perché.
- Maestà, sarà fatto.
Prese la lettera e partì.
A metà di strada incontrò quella vecchina:
- Dove vai, figliuolo mio?
- Dove mi portan le gambe.
- Ah, poverino! Tu non sai quel che ti aspetta. Quella lettera è un tradimento!
Se tu la presenti al Re, sarai subito ammazzato. Portagli questa, invece: farà
un altro effetto.
Allora lui prese la lettera della vecchina, e quella del Re la buttò
via. Ringraziò e proseguì il viaggio.
Era già passato un anno, e non si era saputo più nuova di lui.
Il Re tornò dal ciaba, e disse alla ragazza:
- Quell'uomo dev'essere morto: è già passato un anno e non si
sa nuova di lui. Il meglio che possiamo fare è lo sposarci noialtri.
- Maestà, come voi volete.
Il Re fece i preparativi delle nozze, e quando fu quel giorno, andò insieme
coi ministri a rilevare la sposa con la carrozza di gala.
In casa del ciaba trovarono una granata ritta in mezzo alla stanza, e il Re
disse ai ministri:
- Ecco Sua Maestà la Regina!
I ministri, stupefatti, si guardarono in viso senza osar di rispondere.
- Maestà, è una granata!
Il Re in quella granata ci vedeva la figliuola del ciaba, la più bella
ragazza del mondo; e, presala pel manico (lui credeva di prenderla per la mano)
la portò in carrozza e cominciò a dirle tante belle cose.
I ministri erano costernati e si sussurravano nell'orecchio:
- Che disgrazia! Il Re è ammattito! Il Re è ammattito!
Però, prima di arrivare in città, dove il popolo aspettava l'entrata
della Regina, si fecero coraggio; e uno di loro gli disse:
- Maestà, perdonate!... Ma questa qui è una granata!
Il Re montò sulle furie; la prese per un'offesa alla Regina. Fece fermar
la carrozza e ordinò ai soldati che legassero quell'impertinente alla
coda di un cavallo, e così lo trascinassero fino al palazzo reale.
Gli altri, vista la mala parata, stettero zitti. E il Re, giunto al palazzo
reale, si affacciò alla finestra per mostrare al popolo la Regina:
- Ecco la vostra Regina!
Non avea finito di dirlo, che gli cadde come una benda dagli occhi e si vide
lì, colla granata in mano, mentre tutto il popolo rideva, perché
Sua Maestà pareva proprio uno spazzino.
Con chi prendersela? La colpa era della sua cattiva stella, e di quella malìa
della ragazza!
Ma intanto s'incaponiva di più nel volerla per moglie.
Il servitore tornò sano e salvo, colmo di regali.
- Che rispose il Re di Spagna?
- Maestà, il Re di Spagna rispose:
Fai, fai, fai,
Non l'hai avuta e non l'avrai.
Il Re fece finta
di esserne contento, ma chiamò un Mago e gli raccontò ogni cosa:
- Come va questa faccenda?
- Maestà, la faccenda è piana. Quell'uomo possiede l'anello incantato
della fata Regina, e finché lo avrà al dito, non vi sbarazzerete
di lui. Bisogna trovare un'astuzia per portargli via quell'anello: la forza
non vale.
Pensa e ripensa, un giorno il Re, visto che il suo servitore era tutto sudato
dal gran lavorare che aveva fatto:
- Vien qua, - gli disse - vo' darti un bicchiere del mio vino; te lo meriti.
Quel vino era conciato coll'oppio, e il pover'uomo non l'ebbe bevuto, che cadde
in un profondissimo sonno.
Sua Maestà gli cavò l'anello dal dito, se lo mise nel suo, e così
andò a presentarsi alla figliuola del ciaba:
- Buon giorno, bella ragazza!
- Ahi! Ahi! Ahi!
La ragazza sentiva un'atroce puntura al dito mignolo e scuoteva la mano!
- Ahi! Ahi! Ahi!
Ora la cosa andava bene, e il Re ordinò di bel nuovo i preparativi per
le nozze. E quando fu quel giorno, andò a rilevare la sposa colla carrozza
di gala.
Giunti al palazzo reale, disse alla Regina:
- Maestà, questo è il vostro appartamento.
Ma, poco dopo, quando il Re volle andare a vederla, gira di qua, gira di là,
non trovava l'uscio e vedeva scritto sui muri:
Fai, fai, fai,
Non l'hai avuta e non l'avrai.
La Regina veniva
ai ricevimenti di corte, veniva nella sala da pranzo dove c'erano molti invitati;
poi si ritirava nel suo appartamento.
Il Re voleva andare a vederla; ma, gira di qua, gira di là, non trovava
mai l'uscio e vedeva sempre scritto sui muri:
Fai, fai, fai,
Non l'hai avuta e non l'avrai.
Si disperava,
ma non diceva nulla a nessuno; non volea sentirsi canzonare.
Quel pover'uomo del servitore, dopo un sonno di due giorni, appena aperti gli
occhi, si era subito accorto che gli era stato rubato l'anello, ed era uscito
dal palazzo reale, piangendo la sua sventura.
Fuori le porte della città avea trovato la vecchina:
- Ah, vecchina mia! Mi han rubato l'anello.
- Non ti disperare, non è nulla. Quando il Re avrà sposato, appena
la Regina sarà entrata nel suo appartamento, pianta questo chiodo sulla
soglia dell'uscio e vedrai.
Perciò il Re non trovava mai l'uscio, quando voleva entrare nelle stanze
della Regina. C'era quel chiodo piantato lì, che glielo impediva.
Il Re scoppiava dalla rabbia. Fece chiamare novamente il Mago, e gli raccontò
in segreto ogni cosa.
- Come va questa faccenda?
- Maestà, la faccenda è piana. Quell'uomo ha avuto un chiodo incantato
dalla fata Regina, e l'ha piantato sulla soglia. E questa volta, Maestà,
non c'è astuzia che valga: rimarrete un marito senza moglie.
- Ma che offesa ho io fatto a codesta fata Regina? Non la conosco neppur di
vista!
- No, Maestà. Vi rammentate d'una vecchina che vi domandò l'elemosina
il giorno che voi andavate la prima volta dal ciaba? Vi ricordate che la urtaste
col cavallo e cadde per terra?
- Sì.
- Era lei, la fata Regina.
Il Re dovette persuadersi che era inutile lottare con una Fata, e si rassegnò
a sposare una bella ragazza, sì, ma non la più bella del mondo.
Sposò la Reginotta di Francia.
Il servitore sposò la figliuola del ciaba; e il Re gli diè una
ricca dote e lo fece intendente di casa reale.
Re e servitore
ebbero molti figliuoli:
E noi restiamo da cetriuoli.