Venezia

Itinerari
Itinerari

 

Il Canal Grande
Piazza San Marco
Il sestiere di Dorsoduro
Il sestiere di San Polo
Da Castello a Cannaregio
Da Riva degli Schiavoni al Redentore

 

Invito alla città

Abitanti: 296422 Altitudine: 2 m.

Miracolosamente costruita sulle acque della laguna, arricchitasi in lunghi secoli di vita civile e arditi commerci di ineguagliabili tesori d’ arte, Venezia non cessa di affascinare e stupire chi la visita. Appartiene al mondo, si è detto; di più, è in sé un mondo che evoca suggestioni profonde in un’atmosfera spesso di sogno. L’ arte, la grande arte veneziana di Carpaccio, di Bellini, di Giorgione e di Tiziano, di Tintoretto e del Veronese, di Tiepolo e del Guardi "prosegue" fuori dai musei e dalle chiese nei colori cangianti delle acque e dei palazzi, nei trafori di portici e logge, nei camini sopra i tetti, negli scorci di figure oltre un ponte o una calle. Ovunque, intensi, i segni della storia: l’epopea della città strappata alle acque e cresciuta all’ombra di Bisanzio grazie alla mercatura e alle navi, della Repubblica aristocratica splendida per arte, politica, cultura tra Tre e Cinquecento, della Venezia in lento, fascinoso declino fino alla fine dello Stato (1797) e immersa poi nella vita e nei problemi dei tempi nuovi, che sono i nostri. È questa compattezza, al tempo stesso "atmosferica" e concreta che rende la visita di Venezia, per quanto breve, tra le più appaganti e compiute che sia dato vivere.

A spasso...

Il Canal Grande
È il "corso" di Venezia, meravigliosa via d’acqua che dalla Stazione ferroviaria si snoda fino alla Punta della Dogana tra quinte quasi continue di palazzi (quasi 200), splendida testimonianza della storia civile e dei fasti della Repubblica. L’itinerario si svolge in vaporetto (o in motoscafo, o in gondola), a zig zag tra i pontili disseminati alle due rive.

Piazza San Marco
È lo storico centro civile, politico, religioso (oggi anche turistico) di Venezia, e una delle grandi piazze del mondo: l’unica in cui, in speciali circostanze, entri il mare. La sistemazione degli edifici e degli spazi come oggi si vedono, a parte la Basilica, risale essenzialmente al Cinquecento e al nome di Jacopo Sansovino. Sul luogo si cominciò a costruire agli albori eroici del dogado (San Teodoro in piazzetta dei Leoni, VI secolo) ma il passo decisivo si ebbe nel IX secolo quando, trasferitasi da Rivo Alto (Rialto) la sede del potere politico, fu avviata l’edificazione del Palazzo Ducale e di San Marco.

Il sestiere di Dorsoduro
Proteso con la Punta della Dogana verso il bacino di San Marco, delimitato a nord dal Canal Grande e a sud dal canale della Giudecca, il sestiere è uno dei poli culturali della città: per le fondamentali raccolte d’arte dell’Accademia, della Collezione Peggy Guggenheim, del Museo del Settecento Veneziano in Ca’ Rezzonico, ma anche per le sedi dell’Università che vi si sono stabilite (nella parte occidentale). Si cammina lungo le Zattere o nel fitto del tessuto urbano, con improvvise aperture di respiro su campi e canali.

Il sestiere di San Polo
Dall’area di Rialto, uno dei più antichi luoghi di vita veneziana, storico centro di traffici e commerci (oggi di shopping) il percorso si inoltra nel sestiere di San Polo, all’incirca definito (insieme a Santa Croce) dall’ansa settentrionale del Canal Grande. Per una fitta trama di calli, di "rughe", di ponti, tra scorci e improvviso aprirsi di campi si giunge alla formidabile concentrazione d’arte dei Frari, della Scuola Grande di San Rocco, delle Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: uno dei nuclei della Venezia "maggiore".

Da Castello a Cannaregio
È un percorso ricco di suggestioni che lega episodi, luoghi, momenti diversi della storia di Venezia. Dal campo dei Santissimi Giovanni e Paolo, fulcro sociale e monumentale della città e del sestiere che ne occupa per intero la parte più a est, gli acuti rinascimentali di Santa Maria dei Miracoli e di San Giovanni Crisostomo conducono in Cannaregio, nel sestiere nordoccidentale tra Canal Grande e Laguna, fino al luogo in cui nel XVI secolo – per decisione del Maggior Consiglio – fu confinata la comunità ebraica di Venezia.

Da Riva degli Schiavoni al Redentore
L’itinerario, che dal sestiere di Castello porta alle isole di San Giorgio Maggiore e poi della Giudecca, può essere letto, per una sua parte almeno, come viaggio nel nucleo più autentico della storia di Venezia: quello del cosmopolitismo e dei rapporti col Levante, della mercatura e delle navi, della flotta che dall’Arsenale difende ed espande i domini "da mar". La conclusione, al di là del bacino di San Marco, è nel segno del Palladio.

Il Canal Grande

Una scenografia d’acqua e architettura

All’imbarco sul Canal Grande, al pontile della Ferrovia, si ha davanti il ponte degli Scalzi, a destra la classicheggiante chiesa di San Simeone Piccolo e a sinistra la candida facciata de gli Scalzi, architettura barocca seicentesca di Baldassare Longhena. Passato il ponte si lasciano sulla sinistra la settecentesca chiesa di San Geremia e l’imbocco del canale di Cannaregio, scavalcato dal ponte delle Guglie; oltre il pontile di San Marcuola si affacciano sulla destra il fondaco dei Turchi, radicalmente restaurato nel 1858 69, sede del Museo di Storia naturale, e alla riva opposta palazzo Vendramin Calergi, progettato in eleganti forme rinascimentali da Mauro Codussi. Dopo il pontile di San Stae, dietro cui è la facciata barocca dell’omonima chiesa, ecco a destra Ca’ Pesaro, importante episodio del barocco veneziano oggi sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna e del Museo d’Arte Orientale. In vista del successivo pontile spicca sulla sinistra il sontuoso prospetto della Ca’ d’Oro, il più celebre dei palazzi gotici cittadini, in cui è ospitata la Galleria Franchetti (San Sebastiano del Mantegna, frammenti di affreschi di Tiziano e Giorgione, vedute del Guardi). Lasciati sulla destra gli edifici della Pescheria, delle Fabbriche Nuove di Rialto (Sansovino, 1555) e delle Fabbriche Vecchie (1522), alla svolta del canale compare il ponte di Rialto, cinquecentesco, coronato sull’alto da arcate, unico ponte sul canale fino al 1854. Alle testate del ponte sono il fondaco dei Tedeschi e il rinascimentale palazzo dei Camerlenghi; oltre, alle due rive, gli unici due tratti di fondamenta continue e opposte che s’incontrino lungo il canale. Proseguendo dopo il pontile di San Silvestro s’incontrano sulla sinistra il palazzo Grimani, capolavoro del Sanmicheli, e in prossimità del pontile successivo il quattrocentesco palazzo Cornèr-Spinelli. Dopo San Tomà, all’imbocco della "volta de canal" si profilano a destra Ca’ Foscari, sontuosa dimora patrizia nelle forme del gotico maturo, sede di Università; sull’altra riva l’elegante facciata classicheggiante di palazzo Grassi con accanto la chiesa di San Samuele e quasi opposta la barocca Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento Veneziano. Si è a questo punto in vista del ponte in legno dell’Accademia (gettato nel 1934 in luogo di un precedente di ferro), preceduto dal pontile per cui si accede alle Gallerie dell’Accademia, museo e compendio capitale della pittura veneta. Procedendo si ha a sinistra il Palazzo Cornèr o Ca’ Granda, grandiosa architettura del Sansovino, e a destra quasi dirimpetto l’incompiuto palazzo Venier dei Leoni, sede della Collezione Peggy Guggenheim, d’arte contemporanea. L’ultima fermata sul canale è ai piedi della grande basilica di Santa Maria della Salute, con la cupola barocca del Longhena, segno tra i principali nel paesaggio urbano di Venezia. Oltre la Punta della Dogana si apre il bacino di San Marco.

Da vedere:

Gli Scalzi
Fondaco dei Turchi
Palazzo Vendramin Calergi
Ca’ Pesaro
Ca’ d’Oro
Ponte di Rialto
Palazzo Grimani
Palazzo Cornèr-Spinelli
Ca’ Foscari
Palazzo Grassi
Ca’ Rezzonico
Gallerie dell’Accademia
Palazzo Cornèr
Collezione Peggy Guggenheim
Basilica di Santa Maria della Salute

Piazza San Marco

Dove batte ancora il cuore vero della Serenissima

L’itinerario per piazza San Marco e i luoghi adiacenti può idealmente cominciare di fronte alla Basilica, avendo alla destra il Campanile, alla sinistra la Torre dell’Orologio e alle spalle, chiusa tra le due ali delle Procuratie, la "distesa" dei colombi e dei tavolini dei caffè. La basilica di San Marco riassume nelle sue forme complesse, bizantine, romaniche, gotiche, frutto di sei secoli di lavori e integrazioni, molta della storia di Venezia. Ha pianta a croce greca con cinque cupole, facciata articolata in due piani e cinque arcate scandite da una balconata al cui centro, in copia, è la celebre quadriga bronzea proveniente da Costantinopoli; all’interno si ammirano i meravigliosi mosaici a fondo oro e la Pala d’Oro, capolavoro di oreficeria e smalti veneto e bizantino. Sulla sinistra spiccano la torre dell’Orologio, quattrocentesca, con i Mori che battono le ore e per il cui arcone si passa alle Mercerie; dal lato opposto il Campanile, isolato e ornato dalla deliziosa Loggetta del Sansovino (1537 49), ricostruito dopo il crollo del 1902: dalla cima (cui si può salire) si coglie uno dei fondamentali panorami su Venezia. Dal lato del campanile verso il mare si apre il delizioso ambiente della Piazzetta San Marco, con le due antiche colonne coronate dal leone di San Marco e da San Teodoro che segnano lo sbocco alla riva. Da formidabili quinte fungono da un lato il fronte del Palazzo Ducale, massima espressione del gotico veneziano e cuore delle istituzioni della Repubblica, dall’altra la Libreria Marciana, capolavoro del Sansovino (1537 88), momento chiave nell’acclimatamento alla luce a ai colori di Venezia del classicismo plastico cinquecentesco. Tornati alla piazza, questa volta tenendo la Basilica alle spalle, si hanno sulla destra il lungo edificio a portici delle Procuratie Vecchie, ricostruite a partire dal 1514 e rialzate di un piano dal Sansovino; sulla sinistra, a definire il lato meridionale della piazza le cinque seicentesche Procuratie Nuove: da un lato e dall’altro il Florian e altri celebri caffè. Chiude la piazza la cosiddetta Ala Napoleonica o Procuratie Novissime, costruita nel 1810 in luogo della demolita chiesa sansoviniana di San Geminiano. Nei suoi ambienti è ospitato il Museo Correr, che tra cimeli e capolavori pittorici (Bellini, Carpaccio) immerge i visitatori nelle suggestioni della storia di Venezia.

Da vedere:

Piazza San Marco
Basilica di San Marco
Torre dell’Orologio
Campanile
Piazzetta San Marco
Palazzo Ducale
Libreria Marciana
Museo Correr

Il sestiere di Dorsoduro

Una passeggiata d’arte e cultura

Punto di partenza sono le Gallerie dell’Accademia, la cui visita è imprescindibile per la conoscenza della grande pittura veneziana e della città che così intimamente vi si rispecchia: i grandi teleri del Carpaccio, le opere di Giovanni Bellini, la Tempesta di Giorgione, il Miracolo di San Marco del Tintoretto, il Convito in casa Levi di Paolo Veronese sono tra i punti più alti ed emozionanti della raccolta. Prendendo a sinistra da rio terrà Foscarini la calle Nuova e proseguendo paralleli al Canal Grande si giunge per la fondamenta Venièr al palazzo Venier dei Leoni, in cui è ospitata la Collezione Peggy Guggenheim: opere di alta qualità illustrano le varie correnti dell’arte contemporanea, il giardino museo è disseminato di sculture moderne. Un altro tratto nella stessa direzione e si è ai piedi della basilica di Santa Maria della Salute, capolavoro del barocco veneziano, costruita da Baldassare Longhena come tempio votivo dopo la pestilenza del 1630; la scenografica cupola spicca nel paesaggio del bacino di San Marco e domina tutta un’area di rinnovamento seicentesco nel sestiere (cui risale l’edificio della Dogana da Mar, sulla Punta della Dogana). Oltre la Dogana l’itinerario prende a seguire le Zattere, lunga fondamenta che costeggia il canale della Giudecca, un tempo soprattutto luogo di lavoro con magazzini e squeri (cantieri per gondole), oggi deliziosa passeggiata con vista sul Redentore. Poco prima del pontile delle Zattere si alza la settecentesca chiesa dei Gesuati, o Santa Maria del Rosario, con importanti opere del Piazzetta, del Tiepolo, del Tintoretto. Si scavalca il rio di San Trovaso (su cui affacciano belle dimore patrizie) e a destra si è in breve alla chiesa di San Trovaso, tardocinquecentesca, di modi palladiani. Dal campo San Trovaso si può tornare alle Zattere o proseguire, paralleli, per la chiesa di San Sebastiano oltre l’omonimo rio: è un pellegrinaggio al "tempio" del Veronese, che qui ha lasciato il suo maggior complesso pittorico religioso e la sua tomba. Per raggiungere la meta successiva, la chiesa di Santa Maria del Carmelo o dei Carmini, si costeggiano il rio di San Sebastiano e poi a destra il rio dell’Angelo Raffaele. La chiesa, rinascimentale, con opere di Cima da Conegliano, Francesco di Giorgio Martini, Lorenzo Lotto, prospetta sul piccolo campo dei Carmini su cui dà anche la Scuola Grande dei Carmini, che si visita per gli affreschi del Tiepolo. Attraversato il grande campo Santa Margherita, tra i più vivi e autentici della città, di antico sapore mercantile, si oltrepassa campo San Pantalon con l’incompiuta facciata in mattoni dell’omonima chiesa e si segue poi a destra la calle Larga Foscari verso Ca’ Rezzonico. Nel Museo del Settecento Veneziano, che vi ha sede, tra mobili laccati e intagliati, stucchi, affreschi, piccole tele, pastelli, marionette, costumi, si rievoca in tutto il suo fascino il prezioso declino della Serenissima.

Da vedere:

Gallerie dell’Accademia
Collezione Peggy Guggenheim
Basilica di Santa Maria della Salute
Gesuati
San Trovaso
San Sebastiano
I Carmini
Ca’ Rezzonico

Il sestiere di San Polo

Alla ricerca di souvenir e tesori pittorici

Varcato il Ponte di Rialto, l’unico che la Repubblica abbia mai voluto sul Canal Grande, si prosegue dritti lungo ruga degli Orefici. Sulla sinistra si hanno i bei portici del palazzo dei Dieci Savi, sulla destra il rinascimentale palazzo dei Camerlenghi e poi il campo di San Giacomo di Rialto con l’omonima chiesa (rimaneggiata ma tra le più antiche di Venezia) e i portici delle Fabbriche Vecchie tranne la chiesa, di fronte alla quale è la celebre statua del Gobbo di Rialto (dall’alto della colonna si dava lettura a leggi e sentenze), quel che si vede è frutto della riedificazione dopo il disastroso incendio del 1514 per ruga vecchia San Giovanni si punta poi verso San Polo attraverso campo San Aponal. Campo San Polo, il più grande della città, si apre come un "buco bianco" nella mappa di Venezia: storici dipinti testimoniano di feste, fuochi, balli, parate, cerimonie religiose che vi si svolsero nei secoli scorsi, oggi è centro di vita quotidiana e splendida arena per spettacoli estivi. Si segue il fianco della chiesa di San Polo, gotica ma trasformata nell’Ottocento, e si tiene poi la direzione per uno snodo di calli fino al campo San Tomà. Di qui in breve in campo dei Frari, articolato intorno alla mole in mattoni della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, luminosa e severa. Chiesa dei Francescani, costruita per oltre un secolo a partire dal 1340, spartisce con l’"opposta" chiesa dei Domenicani, intitolata ai santi Giovanni e Paolo, il titolo di pantheon delle glorie della Repubblica. L’interno, ricco di monumenti funebri di illustri veneziani, è quasi un museo: vi si ammirano capolavori assoluti quali l’Assunta e la Madonna di Casa Pesaro, del Tiziano, e la Madonna in trono col Bambino e Santi di Giovanni Bellini. La absidi dei Frari prospettano sul campo San Rocco, prezioso triangolo definito dalla chiesa di San Rocco e dalla facciata della Scuola Grande di San Rocco: lavorandovi per oltre vent’anni, Jacopo Tintoretto trasformò chiesa e scuola in una stupefacente galleria personale ricca di quasi 70 sue tele. Tappa successiva, cui si giunge in breve da campo dei Frari per campo San Stin, è la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, immersa nell’elegante spazio rinascimentale definito da Pietro Lombardo alla fine del Quattrocento con un recinto marmoreo dal bel portale. La visita, nella successione degli stili, introduce alle complessità dell’arte veneziana. Si punta finalmente verso Ca’ Pesaro e il Canal Grande con una passeggiata bella (non breve), che dopo un giro per piccole calli si immerge nell’area antica di rio terrà Secondo e prosegue poi per calle della Chiesa e il suggestivo campo di Santa Maria Mater Domini, cinto da splendidi edifici tardobizantini e gotici. A Ca’ Pesaro si è attesi dalle seduzioni, assai diverse, dell’arte moderna e orientale.

Da vedere:

Ponte di Rialto
Campo San Polo
Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Scuola Grande di San Rocco
Scuola Grande di San Giovanni Evangelista
Ca’ Pesaro

Da Castello a Cannaregio

Tra spazi ampi o angusti: i campi "pubblici" e il Ghetto

Punto di partenza è, non lontano da piazza San Marco, il campo Santa Maria Formosa, tra i più antichi e vivaci di Venezia, cinto da bei palazzi veneto bizantini, gotici e cinquecenteschi. Vi si affaccia con uno dei suoi due prospetti classicheggianti la chiesa di Santa Maria Formosa, riedificata dal Codussi (1492). Poco lontano, in un suggestico campiello, nel cinquecentesco omonimo palazzo la Pinacoteca Querini Stampalia offre una preziosa raccolta di dipinti soprattutto veneziani tra il XIV e il XVIII secolo. Prendendo a sinistra da calle lunga Santa Maria Formosa si arriva in breve in vista del campo Santissimi Giovanni e Paolo, il più importante spazio pubblico della città dopo San Marco. Il campo, bellissimo, è definito dalla mole grandiosa della basilica dei Santissimi Giovanni e Paolo (per i Veneziani San Zanipolo), gotica, costruita dai Domenicani dal 1246 al 1430, colma di monumenti di dogi e personaggi illustri della Repubblica; dal prospetto marmoreo (con illusioni prospettiche) della Scuola Grande di San Marco, cui posero mano i principali artisti rinascimentali di Venezia (in angolo con la facciata in cotto di San Zanipolo); infine dalla sponda del rio dei Mendicanti. Cardine degli spazi di fronte e di fianco alla chiesa è lo splendido monumento a Bartolomeo Colleoni, fuso in bronzo su modello del Verrocchio (1488), capolavoro, nel suo genere forse assoluto, della scultura rinascimentale. Dal campo si scavalca il rio in direzione di Santa Maria dei Miracoli, delizioso scrigno di marmi policromi che si alza improvviso tra scorci di case e di acque. È un emblema del rinascimento veneziano che non rinuncia ai colori, opera di Pietro e Tullio Lombardo (1481 1489). Il percorso prosegue per il suggestivo ponte Marco Polo e sfiora, tra tetti di legno sporgenti, antiche polifore, cornici e pilastri bizantini, il luogo della presunta casa dell’autore del Milione (corte seconda del Milion). A due passi è l’abside di S. Giovanni Crisostomo, altro grande episodio del rinascimento a Venezia e ultima opera di Mauro Codussi. Di qui l’itinerario, ora in Cannaregio, imbocca per il campo Santi Apostoli la Strada Nuova, tagliata nell’Ottocento parallela al Canal Grande. Sulla sinistra dopo non molto si profila la Ca’ d’Oro, celebre palazzo gotico fiorito sul Canal Grande che oggi si visita anche per i capolavori della Galleria Giorgio Franchetti. Ripresa la Strada Nuova si passa per il ponte sul rio di Noale e oltre la chiesa di Santa Fosca si piega per l’omonimo ponte fino alla chiesa di San Marziale e la fondamenta della Misericordia. Si entra nell’area di Cannaregio organizzata per suggestivi isolati intorno a rii paralleli, ricca di nuovi colori e silenzi. Si prosegue e con qualche svolta si giunge per corte Vecchia alla Sacca della Misericordia, vasto bacino da cui si apre una splendida vista sulla laguna verso Murano e San Michele: ricordo (non di rado sorpresa) che Venezia è sul mare! Da fondamenta Contarini si arriva in breve alla Madonna dell’Orto, snello edificio in cotto al cui interno si ammirano prestigiose opere del Tintoretto (che vi è sepolto). Dal campo dei Mori, di fronte alla chiesa, passando per fondamenta (Sensa, degli Ormesini) e ponti (della Malvasia, del Gheto Novo) si entra nel Ghetto Nuovo: sinagoghe, altissime case, anche un museo parlano della vita della comunità ebraica veneziana che per quasi tre secoli, ogni notte, vi fu rinchiusa.

Da vedere:

Santa Maria Formosa
Pinacoteca Querini Stampalia
Campo Santissimi Giovanni e Paolo
Basilica dei Santissimi Giovanni e Paolo
Monumento a Bartolomeo Colleoni
Santa Maria dei Miracoli
S. Giovanni Crisostomo
Ca’ d’Oro
Madonna dell’Orto
Ghetto Nuovo

Da Riva degli Schiavoni al Redentore

Il potere di Venezia "marinara" e le isole maggiori

Dal Molo, appena fuori dalla piazzetta San Marco, si passa il ponte della Paglia, punto di osservazione ideale del celeberrimo ponte dei Sospiri. Si segue quindi per breve tratto la splendida passeggiata di riva degli Schiavoni (dai marinai della Schiavonia o Slavonia, oggi Dalmazia) lungo il bacino di san Marco e oltre il ponte del Vin si piega a sinistra verso il raccolto campo di San Zaccaria, al quale si accede per un portale gotico. Vi domina la facciata in pietra bianca della chiesa di San Zaccaria, che Mauro Codussi coronò verso la fine del Quattrocento con un trittico di timpani curvilinei. Un rapido giro di calli, e oltre il pittoresco rio dei Greci e la traforata recinzione che lo chiude (opera di Baladassare Longhena) si giunge al complesso della comunità greco ortodossa con la Scuola e la chiesa di San Giorgio dei Greci. Il luogo è quello in cui si stabilì la comunità greca di Venezia, accresciutasi soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli (1454); accanto alla chiesa, cinquecentesca, si alza un delizioso campanile pendente; nel museo della Scuola si ammirano icone del periodo bizantino e postbizantino, in particolare di pittori cretesi operanti in città. Per la salizzada dei Greci, e a sinistra oltre il rio per la fondamenta dei Furlan si arriva in breve alla Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni, cuore di un’altra comunità storicamente importante a Venezia (dalla Slovenia, o Dalmazia, parte dei domini "da mar", la Repubblica traeva fedelissimi soldati). L’interesse della Scuola, istituita nel Quattrocento, sta essenzialmente nello spettacolare ciclo pittorico che tra il 1501 e il 1511 vi dipinse il Carpaccio. Meta successiva, che si raggiunge passando in campo delle Gatte (dov’è la casa di Ugo Foscolo) e di qui per calle degli Scudi e piscina San Martin, è l’Arsenale. Del grande cantiere in cui venivano costruite, attrezzate, armate le navi della Repubblica si vede dal campo il portale d’ingresso, quasi trionfale, con il leone alato scolpito al di sotto del timpano; una coppia di torri merlate cinquecentesche fiancheggia l’ingresso d’acqua. L’interno di quella che a Dante parve la più stupefacente fabbrica del mondo si offre allo sguardo dal motoscafo della linea circolare (lungo il canale delle Galeazze e la Darsena Arsenale Vecchio). Utile complemento all’esperienza è la visita del Museo Storico Navale, cui si giunge passeggiando lungo il rio dell’Arsenale fino al campo San Biagio, al termine della riva degli Schiavoni. Da qui al pontile d’imbarco per San Zaccaria e poi, con i mezzi della linea circolare, all’isola di San Giorgio Maggiore il passo è breve. Si sbarca sul sagrato della chiesa di San Giorgio Maggiore, da cui si apre lo spettacolo atmosferico e monumentale del bacino di San Marco. L’edificio è un capolavoro di Andrea Palladio, che vi lavorò a partire dal 1566. L’interno si visita per le importanti opere del Tintoretto e del Carpaccio, al campanile, settecentesco, si sale per un emozionante panorama sulla città e la laguna. Nel Monastero opera oggi la Fondazione Cini. Ancora per via d’acqua si passa all’isola della Giudecca e alla chiesa del Redentore, di luminosa impostazione classica, splendido progetto del Palladio.

Da vedere:

Ponte dei Sospiri
San Zaccaria
San Giorgio dei Greci
Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni
Arsenale
Museo Storico Navale
San Giorgio Maggiore
Redentore

(In collaborazione con Discoveritalia)