Torino

Itinerari
Itinerari

 

Da piazza Castello alla Porta Palatina
Da piazza Castello al monte dei Cappuccini
Da piazza Castello alla Galleria d’Arte moderna
Dal parco del Valentino al palazzo del Lavoro

 

Invito alla città
Abitanti: 909717 Altitudine: 239 m.

Torino capitale del ducato e del regno dei Savoia. Torino città dell’automobile. Rischia di appiattirsi su queste due generiche definizioni l’immagine del capoluogo del Piemonte. Certamente uno dei vertici - con Milano e Genova - del famoso triangolo industriale che ha contribuito al decollo economico italiano nel secondo dopoguerra. Ma, anche, città d’arte di assoluto rispetto, nonostante la nomea di essere grigia e un po’ triste. Che Torino sia in certi aspetti una ‘città reale’ ancora oggi è per molti versi vero. Ciò spiega in parte quel senso di disagio che si ha osservando i palazzi del potere sabaudo, dove non si discutono più le sorti della futura Italia ma che si visitano perché divenuti straordinari scrigni di opere d’arte di un passato glorioso. È vero che, quasi idealmente passandosi il testimone, alla dinastia dei Savoia si è sostituita quella del maggior imprenditore industriale d’Italia (la famiglia Agnelli), ma è come se ancora alle soglie del terzo millennio Torino soffrisse per la perdita del suo ruolo di capitale. In fondo, sulle sponde del Po tutto era stato pensato in funzione di ciò. Già dal 1563, quando Emanuele Filiberto aveva abbandonato Chambéry, di là dalle Alpi. La città era cresciuta per ampliamenti regolari muovendo dal cuore dell’insediamento romano che ne sancisce la fondazione (la colonia Iulia Augusta Taurinorum), e tutto era stato pensato anche in chiave scenografica: le piazze che sono diventate il ‘salotto buono’ e la cartolina di presentazione della Torino di inizi terzo millennio; i grandi viali alberati che riecheggiano i boulevard parigini; i portici; gli stessi austeri edifici sede del potere. Sono proprio questi i capolavori d’architettura e d’arte che Torino offre al turista, scenografie barocche o luoghi del potere che spesso e volentieri si va oltralpe a contemplare e che hanno uguali - sotto tutti i punti di vista - già sulle rive del Po. È proprio da queste chiavi di accesso che si deve riscoprire Torino. Una città che, se ha perso il ruolo di capitale, ha acquisito quello di motore propulsore dell’economia nazionale non soltanto per quanto riguarda l’automobile. E che è capace di conservare angoli dove il tempo sembra essersi fermato alle concitate fasi del Risorgimento italiano. I caffè, per esempio.

A spasso...
Da piazza Castello alla Porta Palatina
Quando nel 1563 Emanuele Filiberto di Savoia decise di spostare la capitale del ducato da Chambéry a Torino, il capoluogo piemontese non fu più lo stesso, poiché fra piazza Castello e la Cattedrale venne realizzato un nuovo centro del potere. Una zona di comando, ma anche una vera e propria nuova reggia, elegante e degna del prestigio della casata destinata a unificare l’Italia.

Da piazza Castello al monte dei Cappuccini
La capitale dei Savoia, per essere tale, doveva essere anche un po’ scenografica. Quindi erano necessari palazzi che esprimessero nelle linee il prestigio della casata. Come pure viali e piazze da orchestrare in modo tale da colpire chi vi arrivava. Sia via Po, con un’infilata di portici che non si interrompono neppure in corrispondenza dell’innesto delle vie laterali, sia la vastissima piazza Vittorio Veneto ne sono un primo, interessante esempio.

Da piazza Castello alla Galleria d’Arte moderna
Nulla più di questo itinerario mostra la Torino che fu capitale di ducato e poi di regno. E nulla più delle architetture che si susseguono quasi senza soluzione di continuità documentano la straordinaria predilezione per il barocco, stile che ben si prestava a intenti sia celebrativi sia scenografici. Ma il capoluogo piemontese fu capitale anche dopo il trasferimento dei reali a Roma. Nella passione per l’arte moderna e contemporanea, di cui ospita uno dei più ricchi musei in Italia.

Dal parco del Valentino al palazzo del Lavoro
L’altra faccia di Torino. Se non fosse per il castello del Valentino e il Borgo medievale, in questa parte di città a ridosso del Po tutto parla della scelta industriale che il capoluogo piemontese fece quasi naturalmente all’indomani della partenza dei Savoia per Roma. Non perché lungo questo itinerario, strutturato in due parti che richiedono l’uso dell’automobile, vi siano capannoni e fabbriche. Ma perché gli edifici del ’900 e lo stesso Museo dell’Automobile sono documento di un estro produttivo che proprio dalla seconda metà dell’800 in poi si sviluppò.

(In collaborazione con Discoveritalia)