Tesi

Cultura
Cultura

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

Facoltà di Scienze Statistiche

dalla tesi:

"I giovani e la Radio: indagine in un gruppo di giovani ascoltatori romani".

di Luciano Lombardi

Anno Accademico 1995/96

(in questa sede è stata esclusa la parte contenente la pura elaborazione statistica, per esigenze di spazio e per non annoiare i non addetti ai lavori)

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Premessa

In un’epoca di grandi evoluzioni tecnologiche e di sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione, parlare di radio sembrerebbe quasi voler tornare indietro nel tempo o tentare di riesumare qualcosa di obsoleto, se non addirittura dimenticato.

In realtà, nonostante i suoi cento anni, la radio è sempre attuale e può considerarsi a ragion veduta uno dei più importanti strumenti di comunicazione del futuro, del quale difficilmente si potrà fare a meno.

Se, da un lato il progresso ci spinge a varcare nuove frontiere e a stare al passo con i tempi, non possiamo ignorare i molteplici vantaggi che ci offre uno strumento così utile e versatile che ha sulle proprie spalle una storia non indifferente e che ha accompagnato numerose generazioni di ascoltatori.

Per dimostrare la validità della tesi secondo cui la radio è certamente proiettata nel futuro, chi meglio dei giovani di oggi, pura espressione del mondo di domani, potrebbe fornire risposte più convincenti in merito ai numerosi interrogativi che un mezzo di comunicazione sociale di tale importanza inevitabilmente alimenta?

Per questi motivi è stata impostata la presente indagine sull’ascolto della radio proprio nell’ottica dei giovani, ai quali è stato somministrato un questionario appositamente preparato e che fornisce elementi interessanti di discussione sia per quel che riguarda il mezzo radiofonico e le sue diverse funzioni sociali, sia per ciò che concerne il mondo giovanile con le sue inesplorate sfaccettature.

Lo scopo principale della ricerca, comunque, tende a fornire una visione generale della radiofonia nell’ambito delle frequenze ascoltabili a Roma e nei dintorni, a definire, in linea di massima, un quadro d’insieme sull’ascolto della radio da parte dei giovani in relazione con il loro tempo libero e le eventuali relazioni esistenti tra la fruizione del mezzo radiofonico con il tipo di vita condotto.

  1. I mezzi di comunicazione di massa
    1. La comunicazione di massa
    2. È detto comunicazione di massa ogni processo di produzione, trasmissione e diffusione di testi, notizie, immagini, suoni, atto a raggiungere in modo simultaneo o comunque entro brevissimo tempo un gran numero di persone separate e disperse su vasto spazio e per lo più non in rapporto tra loro. I mezzi usati per tale processo vengono chiamati mezzi di comunicazione di massa (cinema, stampa, manifesti, televisione, radio, ecc.) o spesso mass media.

      Del complesso processo della comunicazione di massa, fanno parte diversi elementi di cui è necessario introdurre alcune definizioni essenziali:

      1. FONTE - È un’entità complessa da cui parte un’informazione, un messaggio o un contenuto. Alla base della fonte c’è il comunicatore, che è identificato da un soggetto (per lo più collettivo) che condiziona il contenuto dei messaggi, ovvero i programmi, i testi, le immagini, le notizie che vengono diffuse da un dato mezzo di comunicazione di massa in un certo momento.

      2. CANALE - È il mezzo attraverso cui una fonte invia un messaggio ad una udienza (auditorio): l’uso dell’elettronica per la composizione, la riproduzione e la trasmissione di testi a stampa, le trasmissioni via satellite, le videocassette e i videotelefoni introdotti recentemente, stanno comunque sconvolgendo tutte le tradizionali classificazioni dei mass media.

      3. MESSAGGIO (contenuto) - I messaggi vengono di solito classificati a seconda della loro natura (arte, informazione, istruzione, intrattenimento) o della tematica che essi affrontano (musica, scienza, sport, ecc.).

      4. FEEDBACK o RETROCOMUNICAZIONE - Mentre la comunicazione interpersonale è solitamente bidirezionale, muovendosi da un primo comunicante ad un secondo e continuando alternativamente tra essi, le comunicazioni di massa, per definizione, sono generalmente unidirezionali fluendo da una fonte a un’udienza.

      5. UDIENZA (ricevente) - È il pubblico destinatario dei messaggi inviati dalla fonte; è caratterizzato da una personalità, dall’appartenenza a una determinata classe o strato, dall’età, da situazioni contingenti. In genere dell’auditorio o pubblico si prendono in esame specialmente le dimensioni e la composizione in termini di età, sesso, professione (Demarchi, Ellena, Cattarinussi, 1987: 466-467).

    3. I mezzi di comunicazione di massa nella storia
    4. Prima dello sviluppo dei recenti mezzi che abbiamo a disposizione, la comunicazione di massa esisteva già in una forma primitiva: informazioni potevano essere trasmesse a gruppi di persone per mezzo di percussioni, cannoni, campane di chiesa, corni, fumo, fuochi e simili.

      L’invenzione della macchina da stampa a vapore nel 1830 segna l’inizio dell’era dei mass media. I primi giornali cominciarono a circolare nel 1833.

      I primi libri vennero prodotti dal 1850, i periodici apparirono dal 1860 in poi.

      Durante il XIX secolo furono introdotte due nuove rivoluzionarie tecnologie di comunicazione.

      La fotografia, il primo mezzo per catturare e ricreare una realtà visiva attraverso processi chimici e meccanici, fu inventata nel 1820, e un metodo per riprodurre fotografie attraverso la stampa fu perfezionato nel 1880.

      Il telegrafo, introdotto nel 1844, fu il primo mezzo di tele-comunicazione. Quest’ultimo rivoluzionò la raccolta di notizie e generò altri media più grandi: il telefono nel 1876, il telegrafo senza fili nel 1897, la radio nel 1906 e la televisione nel 1920.

      1. I mezzi di comunicazione della stampa
      2. Si può dire che la storia dei media moderni iniziò con il libro stampato, cui seguì il giornale quotidiano: sembra, inoltre, che il precursore di quest’ultimo sia stata la lettera. In ogni caso, il giornale ebbe una portata innovativa superiore a quella del libro stampato: si pensi che in alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti i quotidiani circolavano a milioni di copie già agli inizi del XX secolo.

      3. Il cinema
      4. Il cinema ebbe inizio alla fine del secolo diciannovesimo e fu principalmente una novità tecnologica nel campo dell’intrattenimento che propose storie, spettacoli, musica, drammi, comiche e trucchi tecnici destinati al consumo popolare.

        La capacità di raggiungere in breve tempo un gran numero di spettatori mescolando i messaggi educativi con l’intrattenimento, permise di manipolare la realtà apparente del messaggio fotografico senza il rischio di perdere credibilità.

        Inoltre, il cinema è stato più libero di esprimersi con contenuti di tipo violento, di orrore, o pornografico, senza la paura e l’impedimento di drastiche censure.

      5. La radio e la televisione
      6. La radio e la televisione sono sorte entrambe da tecnologie preesistenti: telefono, telegrafo, cinematografia e fotografia, registrazione del suono.

        Il principale elemento innovativo comune a tali mezzi di comunicazione è stata la ripresa in diretta degli avvenimenti contemporanea al loro verificarsi. Un altro aspetto importante nella storia della radio e della televisione è stato il loro alto grado di regolamentazione, di controllo o di regime di autorizzazione da parte dell’autorità pubblica, prima per necessità tecniche, poi generato da un insieme di scelte democratiche, di interessi politici, economici e istituzionali.

      7. I nuovi mezzi di comunicazione elettronici

    Tra le ultime evoluzioni tecnologiche possiamo annoverare i mezzi telematici. Con questo termine si fa riferimento ad un insieme di attrezzature che fanno capo ad un’unità video centrale (schermo televisivo), collegata a una rete di computer. Rispetto ai ‘vecchi mezzi di comunicazione’, la distribuzione e la scelta non partono più esclusivamente dai distributori della comunicazione (decentralizzazione); la limitatezza delle trasmissioni di superficie viene superata con la trasmissione via cavo o via satellite; il ricevente può scegliere le proprie notizie e le informazioni e può essere egli stesso un ‘mittente’, collegandosi direttamente ad altri riceventi (interattività).

  2. Le comunicazioni di massa come processo sociale
  3. La scienza della comunicazione nel suo complesso identifica una serie di domande, comuni a tutti i livelli, alle quali la teoria e la ricerca cercano di dare risposta. Tali domande sono:

    Chi comunica con chi? (emittenti e riceventi).

    Perché si comunica? (funzioni e scopi).

    Come avviene la comunicazione? (canali, linguaggi, codici).

    Su quali temi? (contenuti, oggetti di riferimento, tipi di informazione).

    Quali sono le conseguenze della comunicazione? (intenzionali o non intenzionali).

    "Le comunicazioni di massa coinvolgono attualmente più persone per più tempo rispetto a qualsiasi altro processo a livello sociale, anche se con un’intensità minore. È difficile immaginare come la gran parte dei processi di comunicazione che avvengono a livello sociale potrebbe avere luogo senza i mezzi di comunicazione di massa. Poiché le comunicazioni di massa sono legate alla vita globale di una società (nazionale), sono fortemente influenzate dalle contingenze culturali e dagli eventi storici" (Mc Quail, 1989: 16-17).

    1. Gli effetti dei media

    Gli effetti generali della comunicazione di massa e dei mass media in quanto tali, a prescindere dai loro contenuti, possono essere così sintetizzati:

    I) Lo sviluppo dei mass media ha fatto sorgere un gran numero di organizzazioni di nuovo tipo la cui attività principale consiste nella manipolazione di simboli: agenzie pubblicitarie, uffici di pubbliche relazioni, ricerche di mercato, centri di produzione radiofonica e televisiva, esperti di comunicazione grafica e visiva, ecc.

    II) Riducendo in effetti le distanze fisiche, temporali e sociali, la comunicazione di massa ha notevolmente allargato il pubblico e l’uditorio di qualsiasi messaggio. Chiunque abbia qualcosa da dire deve tenerne conto. Nel contempo, la comunicazione di massa ha sostanzialmente allargato l’orizzonte dell’individuo ricevente, dilatando per così dire la sua situazione spazio-temporale.

    III) La comunicazione di massa ha avuto notevole influenza nel modificare il linguaggio scritto e parlato, in tutti i gruppi della popolazione, contribuendo notevolmente, soprattutto nel caso dell’Italia, allo svecchiamento degli abiti linguistici.

    IV) I mass media sono diventati per molti soggetti dei fattori dello status sociale. I media accrescono o diminuiscono il prestigio, la fama, l’autorità di cui godono una persona, un gruppo, una associazione, un movimento o un partito politico, non solo per ciò che dicono di essi, ma anche per il semplice fatto di concedere o negare loro un certo spazio nei propri programmi.

    V) La comunicazione di massa ha accresciuto l’importanza dei tratti personali, quali l’aspetto, la voce, l’abito, il modo di parlare, come fattori nella vita sociale e politica. Di solito "vince" chi sa presentarsi meglio, chi sfoggia la migliore immagine di sé.

    VI) La comunicazione di massa ha modificato alcune strutture della famiglia, riducendo il ruolo dell’autorità, fornendo consigli e assistenza per la soluzione di problemi domestici, rafforzando lo status dei figli minori, modificando i bisogni e accrescendo le possibilità di scelta in riferimento a una vasta gamma di beni e di servizi.

    VII) La comunicazione di massa, sincronizzata con la produzione di massa, ha dato maggior peso ai valori materiali, ed in genere ha accresciuto la visibilità di tutti i fenomeni economici. La sua reale influenza sui consumi resta peraltro da valutare.

    VIII) La comunicazione di massa ha accelerato i processi di diffusione culturale e di acculturazione, ha introdotto valori e atteggiamenti urbani nell’ambiente rurale, ha promosso per tal via l’esodo dalle campagne e le migrazioni interne, ed ha costituito generalmente un fattore di mutamento sociale (Gallino, 1978: 142-143).

    A conferma di quanto detto sopra, si può verificare che l’esperienza di ogni giorno ci fornisce innumerevoli esempi di piccoli effetti derivanti dalla fruizione più o meno volontaria dei mezzi di comunicazione di massa. Ogni giorno scegliamo cosa indossare, regolandoci anche sulle previsioni meteorologiche, acquistiamo qualcosa indotti da una determinata pubblicità, andiamo a vedere un film di cui abbiamo letto qualcosa su un giornale; reagiamo in innumerevoli modi alla televisione, alla radio, alla musica. Viviamo in un mondo dove i processi politici e di governo si basano sull’assunto che noi siamo a conoscenza di ciò che accade grazie alla stampa, alla televisione, alla radio. Sono pochi coloro che non assumono alcuna informazione o opinione dalla fonte dei media, e si spende molto denaro e molti sforzi per orientare i mezzi di comunicazione al raggiungimento di questi effetti. Non ha molto senso parlare dei "mezzi di comunicazione" come se fossero un corpo unitario, piuttosto che una serie di messaggi, immagini ed idee enormemente diverse, molte delle quali non nascono all’interno dei mezzi di comunicazione, ma provengono dalla società e alla società vengono ritrasmesse. Non è facile indicare un caso in cui i media siano la causa unica o indispensabile di un determinato effetto sociale.

  4. La storia della radiocomunicazione
  5. Per radiocomunicazione si intende la tecnica che consente la trasmissione a distanza di messaggi parlati, di suoni o immagini convenzionali, mediante le onde elettromagnetiche che viaggiano alla velocità della luce (300.000 km/sec).

    Le prime forme di comunicazione su grandi distanze (il telefono e il telegrafo), richiedevano fili tra il trasmettitore e il ricevente; la radio, d’altra parte, non richiede collegamenti fisici.

    In precedenza, la comunicazione radio avveniva in forma di radio-telegrafia: cioè per mezzo di singole lettere di un messaggio che erano inviate attraverso un sistema ‘linea-punto’ chiamato Codice Morse. La trasmissione di una voce umana avvenne per la prima volta nel 1906.

    La radio non è stata inventata da una sola persona e in un determinato istante o giorno: infatti i primi esperimenti di Marconi, intorno al 1894, iniziarono quando tutte le proprietà delle onde elettromagnetiche erano note, per merito principale di Maxwell, Hertz e di A. Righi, A. S. Popov, E. Branly e O. Lodge.

    Il primo importante passo fu quello di dimostrare che le radioonde potevano superare ostacoli naturali: accadde a Pontecchio (1895), dove il giovane Marconi inviò il suo primo segnale al di là della collina e il colpo di fucile che echeggiò nella valle come conferma di ricezione, segnò, per così dire, il primo ‘vagito’ della radio.

    Nello stesso anno ripeté l’esperimento a Londra, per la direzione delle poste inglesi. Bisogna dire, comunque, che indipendentemente da Marconi, anche il russo Popov realizzò una trasmissione radiotelegrafica.

    Per dimostrare la possibilità di superare la curvatura della Terra, nel 1901 Marconi realizzò la prima trasmissione attraverso l’Oceano Atlantico, tra Poldhu, in Cornovaglia, e una stazione ricevente a San Giovanni di Terranova.

    La nascente telegrafia senza fili poté dimostrare la propria utilità nelle circostanze più drammatiche, in occasione del naufragio del Titanic: danneggiata da un iceberg durante il suo viaggio transatlantico inaugurale, il 15 aprile 1912, la nave poté lanciare per radio l’SOS, che consentì di salvare 703 persone. L’anno seguente, l’appello lanciato dalla nave italiana Volturno, che bruciava in pieno Atlantico, fece accorrere dieci navi che salvarono la vita a 521 persone.

    Nel 1916, David Sarnoff, della American Marconi Company, dichiarò: "Ho in mente un piano di sviluppo che farebbe della radio un apparecchio d’uso domestico come lo sono il pianoforte o il fonografo. L’idea è di portare nelle case la musica attraverso la radio".

    Nel 1917 negli Stati Uniti venivano realizzate le prime importanti esperienze di radiodiffusione.

    Le necessità militari accelerarono lo sviluppo della telefonia senza fili, il numero e la potenza dei radiotrasmettitori aumentarono, collegamenti radio furono stabiliti non soltanto fra unità di terra, ma anche in marina e in aviazione, provocando anche lo sviluppo della radiogoniometria. Il 4 novembre 1918 le onde radio diffusero la notizia della vittoria. Nel dopoguerra si iniziò lo sviluppo delle radiodiffusioni nel mondo.

    Nel 1920 ebbero inizio negli Stati Uniti le trasmissioni radio pubbliche. Il 2 novembre gli ascoltatori americani appresero la vittoria di Warren G. Harding alle elezioni presidenziali. Il 2 luglio 1921 milioni di amatori poterono seguire l’incontro tra i pugili Dempsey e Carpentier. Nel novembre del medesimo anno l’emittente francese installata sulla Torre Eiffel, costruita in tempo di guerra, iniziò regolari trasmissioni.

    Il 6 ottobre 1922 iniziò la trasmissione di notiziari e di concerti un radiotrasmettitore privato, e nello stesso anno, in Gran Bretagna si costituì la British Broadcasting Corporation (BBC), primo caso di vero monopolio radiofonico.

    In Italia le trasmissioni regolari ebbero inizio il 6 ottobre 1924 dai microfoni dell’URI (Unione radiofonica italiana) dalla quale poi derivò l’EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche): alle 21 la voce di Maria Luisa Boncompagni diede il via ai programmi radiofonici pubblici con un concerto inaugurale che si aprì con un brano di Haydn. Le trasmissioni si conclusero con la canzone Giovinezza.

    La concessione, in esclusiva, all’URI del servizio radiofonico era stata preceduta, nel febbraio 1923, da nuove norme sulle comunicazioni senza filo, che tra l’altro definivano i poteri di controllo del Ministero delle Poste, dal 1924 assorbito dal Ministero delle Comunicazioni, sugli eventuali concessionari del servizio, e stabilivano anche la facoltà governativa di imporre il licenziamento o di vietare l’assunzione di personale da impiegarsi in tale servizio per motivi di pubblica sicurezza.

    Il 1° agosto 1925, la stazione radiofonica di Milano mandò in onda il primo segnale orario. Nel 1927 alla Società Radio Marittima venne affidata la concessione per l’impianto e l’esercizio dei servizi di radiocomunicazioni su navi mercantili italiane. Il 19 giugno andò in onda la prima radiocronaca sportiva (il Gran Premio di trotto di San Siro).

    Nel 1928 la URI assunse ufficialmente la denominazione di EIAR. Presso il Ministero delle Comunicazioni venne istituito un Comitato superiore per la vigilanza sulle radiodiffusioni, di cui fecero parte rappresentanti del mondo economico, della cultura e del giornalismo, nominati dal Capo del governo su proposta del Ministero. Avvenne anche la prima radiocronaca di una partita di calcio (Italia-Ungheria).

    Dal 1929 andò in onda il "Giornale parlato" in tre edizioni quotidiane.

    Nel 1930 la comparsa di valvole in grado di essere alimentate direttamente dalla rete di distribuzione dell’elettricità consentì di realizzare radioricevitori il cui impiego era alla portata di un vasto pubblico: il numero degli ascoltatori aumentava rapidamente. Alla vigilia della seconda guerra mondiale gli Stati Uniti contavano 30 milioni circa di ricevitori, la Germania e l’Inghilterra 8 milioni, la Francia 3 milioni, l’Italia quasi un milione. Il "Radiorario", settimanale creato nel 1925 dall’URI per comunicare al pubblico il programma delle trasmissioni, divenne "Radiocorriere".

    Nel 1931 venne inaugurata la Radio Vaticana.

    Nel 1933 venne costruita la prima autoradio dall’americano John Feldman. L’EIAR avviò la trasmissione Commento ai fatti del giorno, rubrica giornalistica che diventerà la voce politica del regime fascista. Quest’ultimo aspetto, unito ad un quasi globale controllo delle attività radiofoniche da parte del Governo, potrebbe giustamente far pensare, a dispetto della struttura privatistica dell’Ente, a un’attività radiofonica gestita dal regime con mano ferrea e a scopi esclusivamente propagandistici, ma probabilmente non fu proprio così. In Italia, infatti, se da una parte si cercò di favorire la diffusione della radio nel Paese, portandola anche nelle scuole e nelle sedi delle più disparate organizzazioni oltre che negli uffici dei ministeri e degli enti da essi dipendenti, l’importanza data evidentemente al mezzo come veicolo di formazione psicologica delle masse non si tradusse nella sua totale e sistematica utilizzazione a tal fine, salvo che per i notiziari, i loro commenti e gli altri programmi consimili.

    Per contro la radio svolse un importante ruolo di unificazione e avanzamento culturale su una nazione con ancora un modesto tasso di urbanizzazione, una scarsa mobilità sociale e un’alta percentuale di analfabeti o semi-analfabeti.

    Nel 1938 avvenne il famoso scherzo dell’invasione degli extraterrestri raccontato alla radio americana da Orson Welles, il quale sfruttò al massimo le qualità specifiche del linguaggio radiofonico, con la sua possibilità di falsificazione e di utilizzazione delle risorse simboliche della diretta, e la sua credibilità, in quanto apparato capillarmente radicato nella vita quotidiana. Senza la radio, nessuno avrebbe potuto far vivere i marziani.

    Nel 1939 l’americano E. H. Armstrong mise a punto le trasmissioni radio a modulazione di frequenza (FM).

    Tra il novembre 1939 e il gennaio 1940 l’EIAR indisse tra i suoi 1.200.000 abbonati un referendum a premi; si ebbero oltre 900.000 risposte tra le quali 40.000 circa di non abbonati, nonostante l’illegalità della loro posizione e le multe che essa comportava. Il "Giornale radio", con un 95% di indice di gradimento, risultò la trasmissione più seguita. Al secondo posto, con l’87-88%, c’erano i programmi di varietà e selezioni di canzoni, al terzo, con l’85%, i commenti ai fatti del giorno e l’opera lirica, al quarto, con l’80%, l’operetta, la rivista e la commedia musicale. Alla rubrica indicata come "radiocronache e avvenimenti sportivi", che comprendeva le radiocronache politiche, andò un magro 50% delle preferenze, che con il 45% ottenuto dalle conversazioni e interviste, confermava il poco interesse degli Italiani per la politica. Gli Italiani, dunque, amavano la musica e le canzoni in particolare ed evidentemente gradivano le canzoni che la radio proponeva loro.

    Fra il 1939 e il 1944 la radio svolse un ruolo di primo piano anche come mezzo d’azione psicologica. La "guerra delle onde" veniva combattuta con i disturbi e i programmi destinati a demoralizzare l’avversario o a sollevare quello dei paesi occupati. I "messaggi speciali" collegavano i gruppi isolati di resistenza e grazie alle radioonde qualsiasi frontiera poteva essere superata. Con le onde radio si rivelò l’avvicinarsi di aerei nemici: il radar consentì infatti alla Gran Bretagna di infliggere perdite severe al nemico.

    Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, anche la radio fu mobilitata in occasione del conflitto. Si provvide a una riduzione dei programmi considerati di intrattenimento, sia di prosa che musicali, a favore dell’ampliamento di quelli giornalistici. Un confronto tra i programmi mandati in onda nel 1939, l’ultimo anno di pace, e quelli del 1941, vede una diminuzione di circa il 30% di quasi tutti i generi musicali, compresa l’opera lirica. Ma va tenuto presente che le trasmissioni speciali di nuova creazione, dedicate ai soldati, alle loro famiglie, ai feriti e così via, contenevano molta musica, e soprattutto canzoni.

    Il 26 ottobre 1944 l’EIAR cambiò denominazione in RAI (Radio Audizioni Italia).

    Nel 1950 dal 1° ottobre iniziarono le trasmissioni del Terzo programma radiofonico della RAI, con deciso indirizzo culturale. In Francia, venne eseguita la prima trasmissione pubblica di radiostereofonia.

    Nel 1953 vennero pubblicate in Italia le Norme per la redazione di un testo radiofonico, ufficialmente anonime ma scritte in realtà da Carlo Emilio Gadda, redattore del Terzo Programma radiofonico oltre che esimio scrittore.

    Nel 1965 venne avviata la trasmissione Bandiera gialla, rassegna di successi discografici condotta da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore.

    Nel 1967, L’Approdo, Settimanale di lettere e arti, compì mille puntate: fu il primo rotocalco letterario radiofonico.

    Microfoni aperti agli ascoltatori: nel 1969 fu questa la formula innovativa della trasmissione "Chiamate Roma 3131". L’anno dopo, cominciò la fortunatissima Alto gradimento, condotta, cinque giorni alla settimana, da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni.

    Nel 1986 l’emittente radiotelevisiva lombarda Rtl 102,5 acquisisce la medesima frequenza in tutto il territorio nazionale. Nello stesso anno, l’Unione Europea di Radiodiffusione orienta ricercatori, industrie, enti e governi verso la radiodiffusione numerica.

    La prima indagine ufficiale Audiradio sull’ascolto radiofonico in Italia viene svolta nel 1989. Radio Maria è la più diffusa delle 450 radio cattoliche italiane.

    Nel 1995 si ha l’introduzione a livello pubblico del DAB terrestre e la diffusione di ricevitori multibanda, tarati sia per la ricezione tradizionale che per quella digitale.

    Nel 1996 si sperimenta la comunicazione digitale in alcune emittenti private.

    Nel futuro si prevede che, dopo la FM, il DAB sostituirà a lunghissimo termine, anche le altre bande in modulazione di ampiezza.

    1. Tecnologie e aspetti tecnici

    "Le onde si classificano per la loro lunghezza e per la frequenza, la cui unità di misura è l’hertz. Perché le onde possano trasmettere messaggi articolati occorre che possano essere variate la loro frequenza o la loro ampiezza. Ciò si chiama "modulazione". Può essere variata l’ampiezza mantenendo costante la frequenza (Modulazione di ampiezza, AM), e ciò avviene per le onde lunghe, medie e corte; oppure, viceversa, può essere modificata la frequenza lasciando inalterata l’ampiezza (Modulazione di frequenza, FM). Il primo metodo caratterizza la prima fase della radiofonia, ma è tuttora tecnicamente valido; il secondo è proprio della radio più recente e della televisione, che utilizza le onde Vhf, Hhf, Shf in modulazione di frequenza. Poiché per trasmettere messaggi è necessaria una modulazione, cioè una oscillazione della frequenza o dell’ampiezza, ogni emittente non occupa un valore unico, ma una banda in cui avviene l’oscillazione. Più il messaggio è complesso, più la banda deve essere larga. La radio ne occupa una più ridotta della tv in bianco e nero, minore a sua volta di quella a colori. Quando vengono in contatto due emissioni con bande di frequenza uguali o parzialmente sovrapponibili avvengono interferenze e la qualità della ricezione scende drasticamente. Per questo è difficile tecnicamente, anche in assenza di un "Far West" dell’etere, mantenere la medesima frequenza in un esteso territorio. Se ai confini del bacino di utenza di un trasmettitore se ne installasse un altro con la stessa frequenza, ove le due emissioni combaciano si avrebbero fastidiosi disturbi. È necessario invece che il successivo trasmettitore abbia una frequenza assai lontana, per abbattere al massimo il rischio di interferenze, almeno finché il segnale audio non sarà digitale (a quel punto, la potenza dei trasmettitori potrà essere drasticamente diminuita)" (Menduni, 1994: 163-164).

  6. La radiofonia
    1. Tipologie di radio

Si può schematizzare brevemente la composizione delle diverse tipologie di radio come segue:

  1. Radio di tendenza. Sono quelle radio fondate e gestite da gruppi ideologici ben definiti, nate con il preciso intento di insinuare nell’opinione pubblica un preciso discorso politico o ideologico. Tutto, in queste emittenti, è funzionale, a cominciare dalla musica. Il menu abituale è composto da canzoni "militanti", notiziari di parte e dibattiti telefonici tra gli ascoltatori a morale obbligata.
  2. Radio di partito. Poca musica e molti dibattiti. Rifiuto della pubblicità. Molti spazi autogestiti affidati a movimenti fiancheggiatori.
  3. Radio di evasione. Oltre alla gran parte delle radio che trasmettono musica no-stop o quasi, si possono includere in questa categoria anche quelle che non disdegnano il parlato, limitandone peraltro l’ambito a una serie di informazioni e servizi di attualità da rotocalco.
  4. Radio-televisioni. Molte radio, specialmente nel passato, non erano altro che vetrine o colonne sonore permanenti di emittenti televisive. Queste radio non hanno un profilo autonomo rilevante, e si limitano a funzionare da cassa di risonanza per le Tv locali, principalmente delle grandi città.
  5. Radio specializzate. Sono casi sporadici, ma abbastanza indicativi di un modo di concepire la radio come servizio civile o sociale: ad esempio radio che trasmettono nelle zone costiere e si propongono, nei periodi estivi, di coordinare i servizi di soccorso ai bagnanti in difficoltà; oppure emittenti a servizio di determinati gruppi di persone, come le radio in lingua inglese per gli anglofoni.
  6. Radio piccolissime. Tre o quattro giovani, una piccola antenna e un mucchietto di dischi: così nasce la radio di quartiere, poco più di un radiotelefono per gruppi di studenti che vogliono sentir musica insieme senza muoversi da casa. Queste emittenti nascono e muoiono velocemente e fanno poca storia, ma contribuiscono a complicare le statistiche.
  7. Radio comunitarie. Caratterizzate dall’assenza dello scopo di lucro e guidate da fondazioni, associazioni riconosciute e non riconosciute che siano espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose. La caratteristica di essere no-profit ha in molti casi escluso del tutto la possibilità di trasmettere pubblicità; in altre situazioni si sono raggiunte forme di compromesso ma è sempre determinante il contributo dei soci, degli ascoltatori o di associazioni, enti o individui finanziatori e il più delle volte, l’affidamento al lavoro volontario.

Si può effettuare anche la distinzione tra radio generaliste e radio tematiche.

Le prime sono governate da palinsesti che comprendono una gamma più o meno vasta di generi e si rivolgono a pubblici diversi nelle varie fasce orarie.

Le seconde sono specializzate in un solo genere di programma o addirittura in un solo genere musicale secondo un formato che seleziona a priori un certo segmento di pubblico.

      1. Radio di programmi e radio di flusso
      2. La radio tradizionale è una radio lineare. C’è un palinsesto, che è poi una sequenza di programmi. Se vuoi seguire un determinato programma, devi giungere puntuale all’appuntamento, altrimenti lo perdi.

        Quando l’ascoltatore non vuole adeguarsi agli orari, vuole un flusso al quale collegarsi quando può, o quando ne ha voglia. Spesso l’ascolto è puramente casuale, e sempre condiviso con altre attività. La radio di flusso è la risposta a questo tipo di attesa.

        L’emittente ripete la programmazione (con modifiche dovute soltanto al diverso "clima" di un differente orario della giornata) in cicli periodici. In questo tempo circolare l’intervallo tra due successivi inizi della programmazione, il clock, è generalmente di un’ora; in qualche caso di mezz’ora. Ogni clock ha i propri elementi cadenzati (sigle di identificazione, spot, nome della stazione o del conduttore), che permettono una piena riconoscibilità dell’emittente. Anche la ripetitività della pubblicità e degli spot ne permette il loro riconoscimento.

        Contemporary Hit Radio (CHR): si caratterizza per il "sound" dal ritmo rapido e serrato tipicamente rivolto ai giovani-adulti; ha una playlist di trenta o più hits del momento, una rosa limitata di canzoni nuovissime (ancorché di successo) e talvolta può includere anche oldies (vecchi motivi sempre amati) e recurrent (canzoni uscite da poco dalle classifiche e in fase di calo ma sempre piacevoli da risentire).

        Hit radio: si contraddistingue per la selezione di soli grandi successi, nazionali e internazionali, contemporanei e degli ultimi dieci anni.

        Top 40: il tipo americano si basa su una playlist molto limitata (40 brani appunto) e una definizione delle top hit molto ristretta.

        Adult Contemporary (AC): target 25 - 54 anni, programmazione di successi contemporanei non troppo nuovi dal sound preferibilmente soft, conduzione spiritosa ma adulta.

        Gold intensive: la quota di vecchi successi, ovvero di oldies, aumenta rispetto al formato di base e raggiunge l’80-90% della programmazione.

      3. Le syndication radiofoniche

La formula delle syndication (o associazioni, circuiti radiofonici) rappresenta da tempo un fenomeno già ben radicato in tv.

L’apparente economicità dei costi di produzione radiofonica aveva fatto invece sembrare superflua una simile scelta in FM, vissuta più come "esproprio" della propria antenna che come occasione di crescita in partnership.

Una radio in circuito, stando alle "regole", dovrebbe avere al massimo 6 ore di programmi in comune, che possono diventare 10 se durante il collegamento non viene trasmessa pubblicità nazionale. Nei fatti invece molte proposte di associazione a syndication di fatto comportano che la stazione capofila "fagociti" le associate. Obbligano all’uso del nome di circuito nelle 24 ore e, oltre al palinsesto in contemporanea, impongono di fatto scalette e programmazioni (praticamente solo musicali) uniformate per tutte (Rivetta, 1995: 236).

    1. Le radio locali
    2. La forza delle radio locali dovrebbe risiedere in quella che i sociologi del gruppo identificano nel comune scopo e nella ragione d’assieme propri di un gruppo in quanto tale. In altri termini gli ascoltatori dovrebbero acquisire la consapevolezza di far parte in qualche modo e in maniera attiva di un gruppo più ampio di persone unite da un legame comune.

      Le radio locali inoltre dovrebbero portare la voce genuina e diretta della "periferia" e sorprendere per il loro porsi a riflesso immediato di realtà inedite.

      La radio locale dovrebbe essere il contrappunto sonoro della giornata, la sua efficienza va misurata con la possibilità assoluta di essere utile. C’è un ingorgo stradale? Va detto subito. È avvenuta una disgrazia? Va segnalata con tempestività e precisione. Ci sono delle comunicazioni di carattere generale? Vanno segnalate anche più volte nell’arco della giornata. Anche gli avvenimenti atmosferici devono dare lo spunto per fornire consigli pratici continui, precisi, utili.

      La cultura esistenziale è implicita nella massa di notizie e di informazioni che una radio locale programma in continuazione. Siano ricette di cucina, avvisi di pagamento di tasse e di bolli, programmi teatrali e cinematografici, concerti musicali di ogni genere, conferenze, riunioni, dibattiti; siano interviste, tavole rotonde, inchieste. Tutto questo materiale macina cultura, propone cultura, avvicina il grande pubblico alle fonti culturali.

    3. Il linguaggio: l’effetto accento
    4. Uno degli effetti più evidenti che le radio locali hanno portato, così come dichiarava Umberto Eco, è stato l’effetto accento: in altre parole, ascoltando una radio locale, si aveva l’impressione di sentir parlare un nostro vicino, la persona "comune" con il suo accento dialettale, al contrario di quanto accadeva sintonizzandosi sulla radio nazionale. Si era abituati ad un accento e a un ritmo di uno speaker "professionista", quasi freddo e l’avvento di un nuovo tipo di linguaggio, anche se solo lievemente differente nella forma, aveva la capacità di polarizzare più facilmente l’ascoltatore che probabilmente si sentiva più vicino alla fonte trasmittente.

    5. La radio e le promozioni
    6. "Una radio "vive" oltre l’emissione, quando riesce a coinvolgere direttamente il proprio pubblico, a farlo muovere, partecipare, divertire. Il pubblico attivo in una promozione è in genere non più del 5% di quello che complessivamente ascolta. Si commette un grave errore quando la promozione è finalizzata ai soli partecipanti: si rischia così di far crollare gli ascolti, a vantaggio dell’entusiasmo di una percentuale irrilevante del proprio pubblico. Si deve quindi mirare ad un coinvolgimento su larga scala, ad esempio con un lancio di palline da ping pong o biglietti da un aereo (uno su cento viene premiato) sulla folla riunita in qualche punto prestabilito... Inoltre un premio spesso è più efficace se fantasioso piuttosto che non se "ricco": una cena con la popstar preferita, una piccola parte in un film, un’esperienza insolita (volo in pallone)..." (Rivetta, 1995: 63).

    7. La radio e le canzoni
    8. "È inconcepibile oggi che una canzone possa vivere lontana dalla radio...".

      Raffaele Gervasio musicista e musicologo

      (da un articolo apparso su "Radiocorriere" nel 1947)

      "...La radio vi fa da giornale quotidiano; vi dà il Bollettino, che è la cosa più importante della giornata... vi fa da posta, portando a vostra moglie le vostre notizie e dando a voi le sue; e se non avete moglie, la radio vi sposa; la radio canta per voi, se siete stanchi, e insegna ai vostri figli lontani le canzoni vostre..."

      Alessandro Pavolini Ministro della Cultura Popolare

      (da una trasmissione di "Radio del combattente", inizi del 1942)

      1. Le canzoni degli italiani
      2. Di solito le origini della nostra canzone vengono fatte risalire al primo Novecento. Ma è un periodo che più alla storia sembra appartenere alla preistoria della canzone italiana intesa come fenomeno popolare. Lo stile era elegante e ricercato, il destinatario un pubblico di estrazione borghese e cittadina, la divulgazione limitata e comunque graduale per l’assenza di mezzi di diffusione di massa, a parte i pianini ambulanti. La situazione non cambiò di molto negli Anni Venti. Il disco, è vero, in quegli anni migliorò decisamente la sua qualità; è del 1925 la sostituzione dell’incisione acustica con quella elettrica, ma rimase un prodotto di lusso, riservato a pochi.

        La vera storia della canzone italiana ha inizio così negli Anni Trenta. Fu allora che la radio cominciò a portarla in un numero sempre maggiore di case in ogni parte del Paese, nei centri grandi e piccoli, in città come in provincia, superando barriere geografiche, economiche, sociali e linguistiche. Nacquero così con le canzoni della radio, quelle che possiamo definire "le canzoni degli Italiani". Esse si uniformarono al gusto medio di un pubblico vasto e indifferenziato e nello stesso tempo contribuirono a formarlo. Tradussero nel linguaggio di tutti i giorni i sentimenti della gente comune, si sostituirono come forma di espressione e di svago alla canzone popolare dialettale.

        La radio svolse questa sua funzione creativa e divulgativa nei confronti della canzone italiana fino agli Anni Quaranta; in seguito cominciò a cedere il proprio ruolo ai dischi, ai juke-box, alla televisione...

        Gli autori e gli editori di canzoni cercavano naturalmente il successo, e il vasto successo popolare non poteva venire che dalla radio o dal cinema, ambedue strettamente controllati dalle autorità. I dischi, anche se cominciavano indubbiamente ad avere una maggiore diffusione ed erano prodotti, fino al 1940 (quando le case fonografiche straniere vennero poste sotto sequestro), dalla Cetra, controllata dal gruppo SIP-EIAR e da ditte private e indipendenti, davano ancora dei guadagni relativi ed erano comunque condizionati dal successo che canzoni ed interpreti ottenevano alla radio o nel cinema.

        Le canzoni italiane trasmesse dall’EIAR si possono suddividere in alcuni filoni ben precisi in base alla loro ispirazione o ad altre caratteristiche. Il primo posto, naturalmente, lo avevano le canzoni d’amore. Grande popolarità ottennero le canzoni che parlavano della radio stessa o che con essa in qualche modo si identificavano: possiamo citare "L’uccellino della radio" che si riferiva al caratteristico cinguettio che l’EIAR usava nelle pause tra un programma e l’altro; "Quando la radio", nella quale si ipotizza lo scambio di messaggi di una coppia di innamorati effettuato utilizzando le stazioni e i programmi della radio, a ognuno dei quali è stato dato un significato particolare; "Silenzioso slow", nella quale il volume della radio deve essere abbassato perché la canzone trasmessa divenga un intimo messaggio d’amore...

        Tra gli altri argomenti, annoveriamo l’allegria, la vita all’aria aperta, lo sport, la vacanza...

        "Ho pensato che le mie canzoni possano consolare talvolta qualcuno. E se mi lascio persuadere ad eseguirne è proprio perché spero, anzi sono quasi sicuro, che in mezzo alla folla, forse felice che mi ascolta, c’è qualcuno a cui una canzone può dare qualche sollievo, un respiro, un singhiozzo liberatorio, che so? Una consolazione, insomma...".

        Vittorio De Sica

        (da un articolo apparso su "Radiocorriere" nel luglio 1938)

      3. Perché si ascoltano le canzoni alla radio?

      Anche se hai già comprato l’album, la cassetta e il Cd, e l’hai registrato su una delle tue cassette per la macchina, la sensazione non è inferiore: lo shock per l’improvviso riconoscimento, la piacevole sorpresa di sentire la tua canzone preferita non può essere duplicata. Non si può mai sapere se e quando la si ascolterà, ma nel momento in cui ciò avviene, è inevitabile un brivido spontaneo.

    9. La radio e il computer
    10. Già alla fine degli anni ‘70 erano stati messi a punto sistemi che, collegati a computer più o meno sofisticati, erano in grado di controllare la messa in onda degli spot. I primi sistemi permettevano il controllo di diversi carousel contenenti gli spot da mandare in onda, alcuni Revox, su cui venivano montate le bobine con i diversi programmi musicali. Il computer permetteva la ricerca della cassetta, oltre al suo caricamento e la messa in onda, e registrava contemporaneamente su una stampante tutti i dati relativi alla trasmissione per la compilazione di un giornale, che allora non era obbligatorio ma che serviva all’emittente per il pagamento della SIAE e come riscontro pubblicitario.

      Il supporto abituale dell’emittente era a quei tempi il disco in vinile, scarsamente controllabile in modo automatico, mentre i grossi registratori a bobina, facilmente gestibili da sistemi automatici, comportavano comunque un tempo di preparazione pari alla loro durata. Infatti le stazioni che si attrezzavano con sistemi di messa in onda automatici basati sui nastri dovevano necessariamente predisporre i nastri stessi e per farlo era necessario allestire uno studio di registrazione a sé stante, in grado di funzionare a pieno ritmo per sopperire alla mancanza di personale, ad esempio, durante la notte. Il costo di produzione era comunque alto, anche se si evitava il maggior costo della permanenza notturna dei deejay.

      I sistemi di automazione presero invece una piega interessante quando la diffusione del Compact Disc raggiunse e superò quella del disco in vinile: infatti il Cd, disponeva di caratteristiche tali da permetterne l’impiego in totale automatismo senza che quest’ultimo comportasse un tempo di produzione pari a quello della sua durata. Fu comunque l’arrivo dei sistemi multiCd a sfruttare a pieno le potenzialità del Compact Disc.

      Un archivio basato sui Cd dà la possibilità di scegliere liberamente da un catalogo aggiornabile i brani desiderati e di mixarli a piacimento, in particolare per la creazione anticipata di playlist da far eseguire alla macchina nelle ore notturne o tra un programma in diretta e l’altro. La programmazione può essere poi "personalizzata" con l’ausilio di diversi software dedicati: alcuni prevedono, per esempio, il numero di battute/minuto della musica piuttosto che l’indice di gradimento, o ancora la possibilità di mixaggi molto accurati tra due brani diversi, essendo possibile scegliere con estrema precisione il punto di inizio e di fine di ogni singolo brano, sovrapporre un messaggio parlato...

      Il limite del sistema Cd è stato fino ad oggi la sua non registrabilità. Per questo si propone l’uso del sistema MiniDisc che impiega un segnale digitale compresso con la possibilità di registrare le informazioni infinite volte; inoltre offre l’opportunità di ripetere automaticamente parti della registrazione, modificare la sequenza di riproduzione all’interno dello stesso brano, copiare e tagliare, senza che con questo si verifichino "buchi" nella riproduzione. La prestazione finale è resa possibile da una memoria incorporata nel lettore MD, che memorizza fino a dieci secondi di segnale e lo rende disponibile all’occorrenza, consentendo alla testina ottica di raggiungere la traccia desiderata senza che l’audio venga interrotto.

      A differenza dell’archivio dischi, quello relativo agli spot pubblicitari deve sottendere a precisi contratti da rispettare, a specifiche particolari nella sequenza e negli abbinamenti, nonché a tutto l’apparato amministrativo dell’emittente e per questo, è necessario disporre di apparecchiature e software affidabili e versatili.

      L’uso del computer e di software dedicati, permette di gestire automaticamente e digitalmente tutte le funzioni di una radio: registrazione su hard disk per messa in onda di spot, jingle, ora esatta automatica, notiziari, brani, programmi; gestione della diretta con preascolto, campionatore, effetto eco, dual play (jingle su un brano), dissolvenze...

      È inoltre possibile la generazione manuale o automatica di playlist con filtri per la selezione dei brani (anno, genere, battute per minuto, ecc.), inserimento automatico dei jingle più adatti (Mercantini, 1995: 100-106).

      Tra gli altri mezzi a disposizione della tecnologia segnaliamo il Juke Box Telematico: collegato a un sistema di regia automatico, è uno strumento che consente all’ascoltatore di intervenire direttamente nella programmazione della radio. Si può telefonare per richiedere il brano preferito e il juke box risponde con voci preregistrate invitando l’ascoltatore a digitare il codice del brano desiderato.

    11. Le radio e le discoteche
    12. La simbiosi emittente radiofonica-discoteca spesso è sinonimo di "accoppiata vincente": si va dal caso estremo di radio "generate" dai locali sino alla più semplice formula delle serate itineranti. Quella messa in piedi è quindi una collaborazione che da una parte aiuta le radio, offrendo un’integrazione rispetto al mercato pubblicitario tradizionale, mentre dall’altra anima a dovere anche le discoteche.

    13. La radio e la medicina

Chi vigila sulla nostra salute quando siamo in viaggio per mare e non abbiamo a disposizione un medico? In Italia è il CIRM, finanziato dal ministero dei Trasporti e della Marina, che sempre più sta estendendo i suoi servizi.

Il CIRM è al primo posto nel mondo per numero di malati assistiti via radio con 368.965 messaggi ricevuti e trasmessi.

Sono quasi 40 mila i pazienti di varia nazionalità a cui è stata fornita assistenza medica a distanza. Per la maggior parte sono stati i marittimi imbarcati su navi mercantili o pescherecci. Ma non sono mancati i passeggeri delle navi da crociera senza medico a bordo. Bisogna dire poi che il CIRM assiste chiunque abbia bisogno di cure e non possa essere raggiunto da un medico, come ben dimostrato in circa 2 mila interventi realizzati su aerei in volo, nelle piccole isole italiane e dovunque sia stato organizzato il trasporto di ammalati e traumatizzati gravi da ospedali meno attrezzati a centri di alta specializzazione. In questi ultimi casi ci si è valsi della collaborazione dell’Aeronautica e della Marina Militare, della Guardia di Finanza, come della Croce Rossa Italiana. L’assistenza "radio-aero-navale" e "radio-ambulatorio-medico" è garantita infatti a tutti coloro che ne hanno bisogno, come le popolazioni delle piccole isole del Mediterraneo, prive di medico o di strutture adeguate a far fronte alle urgenze.

Il CIRM è un servizio in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro, con dieci medici che si alternano nell’arco della giornata e che si avvalgono della consulenza di 70 specialisti. Ma sono le navi che producono la maggiore mole di lavoro per il Centro (Mazzantini, 1996: 17).

  1. La radio come strumento di comunicazione
    1. Vantaggi del mezzo radiofonico
    2. Il mezzo radiofonico è potente per la rapidità del messaggio che, arrivando istantaneamente, riduce tempo, distanza e denaro ed è adatto alla diffusione di notizie. Migliaia di persone lo ascoltano contemporaneamente: è il mezzo più "popolare" e diffuso quasi ovunque.

      La radio non obbliga a recarsi in luoghi specifici, si può trovare in qualsiasi luogo e costa poco. È pure uno strumento politico che permette di parlare, essere presenti e di lottare. Ha anche un potere di mobilitazione.

    3. Risorse
    4. La maggiore o minore efficacia pedagogica del messaggio radiofonico dipenderà dalla misura in cui questo riesca a:

      1) essere interessante e captare l’attenzione dell’ascoltatore, senza richiedergli uno sforzo di concentrazione eccessivo;

      2) sfruttare il potere di suggestione del mezzo, stimolando l’immaginazione dell’ascoltatore e suscitando immagini uditive, creando situazioni, avvenimenti, stati d’animo affinché non si distragga, né perda interesse, ma partecipi e si senta personaggio nel programma;

      3) usare una svariata gamma di risorse espressive, avvalendosi non soltanto della parola, ma anche della musica e del suono;

      4) creare una comunicazione affettiva, che non soltanto parli all’intelletto dell’ascoltatore, ma cerchi anche di arrivare alla sua sensibilità e alla sua partecipazione emotiva (riducendo le distanze);

      5) partire dalle necessità culturali dei destinatari e rispondere alle domande che essi si pongono;

      6) offrire agli ascoltatori elementi di identificazione;

      7) limitarsi a presentare pochi concetti o idee per ogni trasmissione; saperli richiamare, senza cadere nella monotonia della ripetizione (Di Libero, 1987: 41-42).

    5. Limiti del mezzo radiofonico
    6. Se per alcuni versi, il fatto di impegnare un solo senso (l’udito) nell’ascolto della radio può essere un vantaggio, per contro ciò può stancare presto l’ascoltatore che, se non è perfettamente attento, può distrarsi e perdere il "filo".

      Chi ascolta è assente: non ci si può rendere conto delle sue reazioni e l’eventuale dialogo è molto ridotto (telefono).

    7. Disturbi
    8. I disturbi sono elementi perturbatori della comunicazione; si tratta di un’interferenza che:

      - impedisce la comunicazione del messaggio;

      - lo distorce.

      Esistono varie specie di disturbi:

      1) Il disturbo psicologico: è il disturbo che è interno all’ascoltatore perché è nervoso, preoccupato, ecc.

      2) Il disturbo fisico: è provocato dall’ambiente e può distogliere l’attenzione dell’ascoltatore.

      3) Il disturbo meccanico: è il disturbo causato da difetti di trasmissione o delle apparecchiature di amplificazione e ricezione.

      4) Il disturbo semantico: è prodotto dal cattivo uso del linguaggio parlato o anche dal cattivo uso della musica in un programma radiofonico.

      5) Disturbi strutturali: derivano dal cattivo uso dell’impianto radiofonico; o anche da una sbagliata impostazione dell’emittente (Di Libero, 1987: 51).

    9. Funzioni del mezzo e motivazioni d’ascolto.
    10. Tra le diverse funzioni attribuibili all’uso della radio, la più importante sembra ricondursi alla rottura dell’isolamento individuale. è probabile che tale funzione sia più consapevole in presenza di una obiettiva e forzata carenza di relazioni interpersonali (spesso, la pura e semplice solitudine per molte ore del giorno) da cui ci si difende consciamente con l’uso della radio. La suddetta funzione può anche essere assegnata inconsapevolmente quando le relazioni interpersonali, materialmente possibili, sono rimosse e differite.

      I bisogni essenziali che si cercherebbe di soddisfare con l’ascolto radiofonico, sarebbero, molto in sintesi: il bisogno di rumore (rottura del silenzio), il bisogno di compagnia (rottura della solitudine) e il bisogno di informazione (superamento della relegazione sociale).

    11. Conoscenza e scelta dei programmi

Bisogna dire che il modello di comportamento rappresentato dal "girare la manopola fino a trovare ciò che piace" non è stato mai nuovo per la radio e si presume sia applicato nell’arco di tutta la giornata e a tutti gli strati della popolazione.

Esiste poi una ricerca oculata e precisa che può esprimersi in diversi modi, come ad esempio:

In generale si sceglie una radio musicale o privata per l’evasione e quella pubblica per l’informazione.

    1. Alcune forme di espressione radiofonica
    2. La conversazione

      È un discorso o monologo, generalmente breve. Per essere ascoltata con attenzione, non deve mai superare i cinque minuti. Può essere espositiva ed è la forma in cui uno speaker "parla alla radio", con lo scopo di spiegare qualcosa, divulgare conoscenze, dare consigli... Oppure può avere una veste creativa, con lo scopo di richiamare l’attenzione su un problema e risvegliare un interesse.

      Un altro genere valido ed efficace è la conversazione-testimonianza: uno che parla in prima persona e comunica la propria esperienza diretta, in modo autentico, vivace, reale.

      Il notiziario

      È un servizio permanente di un’emittente, ad ore fisse. L’elemento che lo costituisce è la notizia: informazione sintetica e spoglia di un fatto, senza maggiori dettagli e senza commenti.

      Il dialogo

      Il dialogo didattico (programma dialogato) è un’alternativa più interessante, dinamica e pedagogicamente efficace della conversazione espositiva.

      La consulenza-radio

      È un’altra variante del dialogo ed è realizzato sulle domande degli ascoltatori, poste per lettera o per telefono. Può essere di carattere generale oppure specialistico.

      L’intervista

      Si può definire come un dialogo basato su domande e risposte. Può essere individuale, collettiva, registrata, eventualmente già pubblicata, dal vivo. Può costituire un programma autonomo o essere elemento di altri tipi di programma.

      L’intervista-indagine

      Si tratta di un programma che assume il carattere di tribuna d’opinione, trasmesso dal vivo e condotto da un giornalista di un certo calibro che invita alla radio una personalità, per sottoporla a una serie di domande esaustive su un tema di attualità che abbia diretta attinenza con quella personalità.

      Il giornale-radio

      Come qualsiasi giornale scritto, il giornale-radio contiene varie sezioni: notizie nazionali, notizie internazionali, politica, economia, cultura, spettacoli, ecc. Va trasmesso ogni giorno, a ore fisse.

      Il programma di "varia" (il Rotocalco)

      È un programma con una gran varietà di sezioni. La presenza di un conduttore (o anche due) caratterizza e assicura l’unità del programma che può essere frivolo o culturale-educativo. Può indirizzarsi a tutti gli ascoltatori in genere, o solo ad alcuni, specifici.

      Il "reportage"

      Si tratta di un programma molto educativo e può essere una monografia radiofonica su un dato tema: un film, un articolo... Necessita di una presentazione relativamente completa del tema e può avere una durata dai 15 ai 20 minuti o al massimo mezz’ora (Di Libero, 1987: 55-66).

    3. Il palinsesto: articolazione dei programmi
    4. È necessario che i programmi di una radio, per quanto possano esser vari, siano proporzionati e distribuiti secondo un’oculata e predisposta preparazione complessiva e secondo le presumibili attese degli ascoltatori. Inoltre occorre seguire una coerenza tecnica e di contenuti dei programmi che seguono o precedono.

      Uno degli obiettivi primari da raggiungere è quello della continuità di ascolto, inteso anche come ascolto "per lunghi tratti". Anche se ogni radio ha un suo target, in linea generale si dovrebbero rispettare alcuni principi di base per soddisfare nel miglior modo possibile il proprio auditorio.

      La fascia d’ascolto mattutina (ore 6-9) è senza dubbio la più difficile da gestire in tutta la giornata radiofonica. Facendo riferimento agli ascoltatori, questa è l’ora del risveglio: un’ora fragile e di delicato impatto per diversi motivi. È necessaria quindi una musica corroborante, ma non aggressiva e ossessionante, sia dal punto di vista tematico che ritmico; una bella voce amica, dal tono caldo, dalle osservazioni semplici ma non banali, sdrammatizzante ma non superficiale. Forse una voce femminile è più indicata. Per quanto riguarda l’informazione, l’ideale sarebbe l’offerta di notiziari locali e mondiali rapidi, sintetici, esemplificatissimi: niente commenti. Anche il cervello ha bisogno di svegliarsi lentamente.

      Dalle 15.00 alle 17.00 è la fascia più giovane e quella più ascoltata. Qui si ha la più forte concorrenza ed è naturale supporre che ogni radio giochi le proprie carte migliori in quest’orario, perché l’immagine dell’emittente si fa in quest’ora.

      La sera è per tutti un momento di "stanca", che però può essere valorizzato con opportune iniziative perché il pubblico giovane non è particolarmente attratto dalla televisione e spesso ama appartarsi dalla famiglia ascoltando la propria musica e la propria radio. La notte, inoltre, è una fascia recentemente riscoperta dopo che per qualche anno era stata lasciata a se stessa da quasi tutte le radio, che mandavano in onda musica registrata.

      Ogni ora del giorno ha un ritmo preciso e si differenzia a seconda del tipo di ascoltatore: dalla sveglia alla colazione, dalle faccende domestiche all’andata al lavoro, dal pranzo alla siesta pomeridiana, la radio è una potenziale compagna e va "vestita" in modo che ad ogni ora la sua presenza non sia indesiderata. La radio è un mezzo di ascolto unico, affidato all’occasionalità del momento della vita quotidiana e nessuno può sapere con certezza se durante il giorno potrà ascoltare questo o quel momento delle radiotrasmissioni.

      Riassumendo: informazione al mattino presto, dove l’esperienza della Rai prova che esiste una domanda specifica di questo tipo; rubriche, musica e intrattenimento nella seconda mattinata soprattutto per il pubblico femminile; informazione all’ora di pranzo ed eventualmente di cena, secondo gli orari canonici stabiliti dalle abitudini degli italiani; il pomeriggio dedicato ai giovani con programmi musicali, eventualmente giochi, telefonate e programmi di dediche e alla sera una programmazione più generica, fatta di chiacchiere con il pubblico o solo di musica per intrattenere un pubblico decimato dal richiamo della televisione.

    5. Psicologia dell’ascoltatore
    6. "La lettura, la conversazione, la musica in famiglia sono attività destinate a scomparire. In questo senso è solo un fatto sintomatico che il malcostume di alzare il volume della radio fino a farla sentire a tutto il vicinato - uno dei fenomeni più penosi del nostro tempo per una persona autonoma - non susciti in genere la protesta ma piuttosto la gratitudine degli altri" (Arnheim, 1993).

      La radio è sempre presente affinché ognuno possa usarla in qualsiasi momento e costa poco. Noi siamo abituati al fatto che le cose buone siano care e che quelle economiche non valgano molto. L’umanità ha qualcosa da imparare dalla radio: la differenza tra valore e prezzo. Essa deve imparare ad essere ricca, cioè a saper apprezzare le cose, anche se sono raggiungibili senza fatica.

    7. Partecipazione degli ascoltatori

In Teoria della Radio, B. Brecht afferma: "Bisogna trasformare la radio da apparecchio di distribuzione in apparecchio di comunicazione. La radio potrebbe essere il più formidabile strumento di comunicazione che si possa immaginare per la vita sociale... se essa sapesse non solo emettere, ma anche ricevere, non solo farsi udire dall’ascoltatore, ma farlo parlare, non isolarlo, ma metterlo in comunicazione con gli altri".

Uno dei mezzi (se non l’unico) che gli ascoltatori hanno a disposizione per "parlare" con le radio è il telefono. Addirittura, nel passato in alcune radio locali era la sola alternativa al disco: ridotto pure il notiziario, il telefono "teneva" la trasmissione con i soli intervalli musicali. Poteva diventare noioso, ma era pur sempre il mezzo più economico e immediato per realizzare una radio di partecipazione; il più delle volte l’intervento di un ascoltatore "singolare" può polarizzare l’attenzione in modo più efficace rispetto alla presenza di un personaggio famoso o di una notizia curiosa. Ed ancora, non di rado una radio locale ci fa assistere ad un avvenimento grazie alla radiocronaca che un reporter improvvisato può fornire da un telefono pubblico.

Per quanto riguarda la selezione dei brani musicali da includere nella playlist, ci si affida di regola all’analisi delle richieste del pubblico (lettere, telefonate, dediche o classifiche personali a seconda della radio) condotta alla luce dell’esperienza dei programmatori e del loro "fiuto", a cui i responsabili delle radio si affidano volentieri e con fiducia.

  1. La radio e il futuro
  2. Dire radio per la maggior parte di noi significa pensare all’apparecchio che ci porta in casa musica, notizie, bollettini meteo e quotazioni di Borsa. In realtà, all’ombra di Marconi e della sua geniale capacità di manovratore delle onde hertziane, c’è un mondo che influisce in modo determinante sul nostro stile di vita e su quello dei Paesi poveri, che non hanno i mezzi per costruire reti adeguatamente diffuse per comunicare via cavo. È un mondo tecnologico che va dai ponti radio alle trasmissioni via satellite, includendo tutto l’universo televisivo, i telefonini cellulari, i sistemi di localizzazione delle orbite, nonché le immagini stupende che, inviate via radio dalle sonde spaziali, hanno trasformato la nostra panoramica sull’universo.

    Con l’evoluzione della tecnologia, alla fine degli anni ‘70, mentre negli Stati Uniti si incominciano a vedere le prime antenne paraboliche per la ricezione diretta da satellite, compare un altro personaggio rivoluzionario: la fibra ottica. Una fibra in vetro che invia messaggi tramite impulsi laser. Senza subire distorsioni, interferenze, con attenuazioni minime nei segnali, senza bisogno di ripetitori, le fibre ottiche hanno una banda molto larga in grado di convogliare una grande mole di dati ad altissimo ritmo. Con loro entra nel linguaggio comune una brutta parola: cablare o città cablate, dall’inglese cable che significa poi solo cavo, pensando naturalmente all’incredibile cavo di vetro. Contemporaneamente si comincia a favoleggiare di Tv via cavo. È forse la fine di Marconi? Con questi cavi magici fatti di vetro torneremo forse al cavo totale? Se perfino la Tv viaggerà tanto meglio su cavo che bisogno ci sarà delle onde radio?

    C’è da dire però, che la trasmissione via radio conserva caratteristiche ineguagliabili. La radio che non necessita di cavi ha un’enorme flessibilità di prestazioni e permette una rapidità di messa in opera come null’altro. Inoltre è l’unico mezzo di comunicazione che consente i collegamenti con terminali mobili e personali. Di qui la febbre per i telefonini cellulari che, dai Mondiali del ‘90 in poi, stanno facendo impazzire gli italiani e che ci permettono, via radio, l’accesso alla rete Telecom, e, nella nuova versione Gsm, addirittura un uso su tutta l’Europa, che in breve, per merito dei nuovi satelliti, si estenderà al mondo intero.

    Ed ecco, appena annunciata, un’altra rivoluzione fondamentale: è la più grossa e viene dalle trasmissioni numeriche. Tutti i segnali, che siano trasmessi via radio o via cavo, saranno digitalizzati, e cioè trasformati in numeri. Con straordinari vantaggi: i segnali numerici li puoi elaborare col computer e quindi comprimerli in modo da stipare più canali nella stessa banda di frequenza: cinque canali dove ce ne stava uno.

    In questa linea la Rai ha già annunciato il DAB (Digital audio Broadcasting), la nuova tecnica interamente digitale per la diffusione di segnali sonori che offrirà la fedeltà del Cd, un maggior numero di programmi con una minore occupazione dello spettro, oltre all’introduzione di servizi addizionali. La radio servirà anche a ricevere software per computer ed informazioni da banche dati. Avrà un display a cristalli liquidi che ci fornirà il titolo del brano trasmesso e magari, in contemporanea con la musica, le quotazioni di Borsa. Col DAB, si prevede, la radio vivrà una seconda giovinezza.

    In ogni caso la trasmissione numerica è il passo ineludibile verso la tanto favoleggiata comunicazione multimediale, poiché voci, dati, immagini, testi viaggeranno con lo stesso linguaggio numerico (Molinari, 1995: 110-112).

  3. Le indagini multiscopo
    1. I bilanci del tempo

    Le indagini multiscopo sono indagini periodiche mirate alla ricerca di una vasta gamma di fattori (variabili con diversa distribuzione e spesso tra loro indipendenti), quali la struttura familiare, il livello di istruzione delle famiglie, le condizioni occupazionali e professionali, i tipi di fonte individuale di reddito, le condizioni abitative e di salute, ecc.

    La ricerca si sviluppa attraverso quattro fasi (cicli) in ognuna delle quali vengono analizzati tali fattori. Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione di massa, essi fanno parte del terzo ciclo ed esattamente dei bilanci del tempo (uso del tempo).

    È utile, in questa sede, accennare allo spazio che viene riservato alla radio ed alle relative variabili prese in esame.

    Innanzitutto bisogna far riferimento alla classificazione delle trasmissioni (relativamente alle reti nazionali) che può essere così schematizzata:

    - programmi ricreativi e culturali: musica sinfonica e da camera; musica lirica; prosa; sceneggiati; rivista, varietà e commedie musicali; musica leggera; programmi culturali;

    - programmi scolastici ed educativi per adulti: scolastici; educativi per adulti;

    - programmi informativi: notiziari; rassegne complementari; rubriche di attualità e servizi speciali; servizi parlamentari; sport;

    - tribune e accesso: tribune; accesso;

    - annunci;

    - pubblicità.

    Relativamente alle rilevazioni effettuate nel periodo che va da Dicembre del 1987 a Maggio del 1988, si ricava che il 60,5% delle persone di 6 anni e più ha l’abitudine di ascoltare la radio: il 37,8% tutti i giorni, il 22,7% solo qualche giorno a settimana. L’ascolto quotidiano è più accentuato per le donne (39,7%), mentre gli uomini hanno comportamenti più saltuari.

    Persone di 6 anni e più e per abitudine all’ascolto della radio e sesso (Dicembre 1987-Maggio 1988)

    %

    Maschi

    Femmine

    In compl.

    Tutti i giorni

    35,9

    39,7

    37,8

    Qualche giorno a sett.

    25,4

    20,3

    22,7

    No

    38,1

    39,4

    38,7

    Non indicato

    0,7

    0,7

    0,7

    Totale

    100,0

    100,0

    100,0

    (Fonte: ISTAT)

    Persone di 6 anni e più che ascoltano la radio per tipo di trasmissioni seguite e sesso (Dicembre 1987-Maggio 1988)

    %

    Maschi

    Femmine

    In compl.

    Giornale radio

    36,5

    28,9

    32,6

    Attualità

    10,6

    12,9

    11,8

    Culturali

    4,7

    5,9

    5,3

    Politiche

    4,6

    2,0

    3,2

    Sportive

    23,8

    2,4

    12,8

    Religiose

    1,0

    3,8

    2,5

    Rapporto col pubblico

    3,3

    8,5

    6,0

    Giochi a quiz

    3,0

    7,3

    5,2

    Musica leggera

    37,3

    46,7

    42,1

    Concerti

    2,9

    2,6

    2,7

    Prosa

    0,6

    1,2

    0,9

    Per bambini

    1,2

    1,9

    1,6

    Altro

    2,3

    2,9

    2,6

    Totale

    100,0

    100,0

    100,0

    (Fonte: ISTAT)

    Le trasmissioni radiofoniche più seguite sono quelle di musica leggera (42,1%), soprattutto dalle donne (46,7%), il giornale radio (32,6%), soprattutto dagli uomini (36,5%), e l’attualità (11,8%).

    Per quanto riguarda il capitolo dedicato all’abitudine all’ascolto della radio, è sufficiente indicare il tipo di variabili prese in esame e la relativa classificazione degli intervistati. In particolare l’ascolto della radio è stato posto in relazione con il sesso, l’età (suddivisa in opportune classi), il titolo di studio, la condizione, la posizione nella professione, la regione d’appartenenza, il tipo di comune, il tempo di ascolto giornaliero. Tali variabili, poi, sono state poste a confronto tra loro.

  4. Le radio in Italia
    1. La radiofonia italiana

    Nel vasto panorama della radiofonia italiana, c’è posto un po’ per tutti e per tutti i gusti. Se da un lato, ciò può favorire la presenza di diverse voci e rappresenta uno sviluppo della libertà di pensiero, spesso porta però a un sovraffollamento che, anche dal punto di vista tecnico, è motivo di disturbi e sovrapposizioni indesiderate che, il più delle volte, si risolvono per vie legali.

    A parte questo, è importante che ognuno abbia la propria radio, nella quale riconoscersi e identificarsi. Ogni radio è l’espressione di una realtà e a questa dà voce. Se, come può succedere, frugando tra le stazioni, può sembrare che alcune emittenti siano "inutili", tale giudizio è sicuramente dettato da un’impressione eccessivamente soggettiva.

    Chi non ama la musica classica, di fronte a un pezzo di Mozart trasmesso alla radio, sarà probabilmente portato a pensare che, gli appassionati di tal genere di musica potrebbero ricorrere alla discoteca domestica; e così per tutti gli altri tipi di musica, anche se poi, in effetti, ci sono innumerevoli generi musicali totalmente trascurati dai mass media.

    Se questo discorso può apparire ovvio ed evidente per quanto riguarda il settore musicale, lo stesso non si può dire per altri tipi di trasmissioni.

    Sarà capitato a tutti di imbattersi in conversazioni telefoniche di carattere "familiare" e non certamente di pubblico interesse, né tanto meno culturali: signore che salutano le amiche del piano di sopra chiedendo se la cena è pronta o cose simili...

    Quale motivo di esistere avranno tali realtà? Il fatto che ci siano, comunque, è già una ragione: è la risposta ad un’esigenza che, benché circoscritta, ha bisogno del proprio spazio. Per chi fa parte di questa "famiglia", la radio è, di norma, solo quel tipo di radio e ogni altra differente realtà è ignorata o considerata, parimenti, inutile. Molto spesso, per tali persone è essenziale comunicare in questo modo; il più delle volte, la solitudine va combattuta con una voce, anche se rivolta ad altri.

    Ci sono radio tecnologicamente all’avanguardia e professionalmente evolute; esistono emittenti modeste e con personale improvvisato: ma anche dal confronto nascono i presupposti per i miglioramenti e la crescita.

    Ci sono stazioni che fanno informazione, altre che danno maggior spazio alla musica; alcune si preoccupano di accontentare un particolare target, altre si rivolgono un po’ a tutti. C’è chi fornisce contenuti e cultura, e chi, per contro, non nasconde i propri scopi di lucro.

    Cercando con un po’ di pazienza, senz’altro c’è la radio che fa per noi, vista la totale libertà di espressione concessa agli organi di comunicazione: ma anche qui, come in tutti i settori, non si dovrebbe sconfinare oltre misura, per evitare, ad esempio, il caso emblematico a tutti noto di una famosa radio politica che, per un periodo di tempo ha lasciato letteralmente aperti i microfoni dando la possibilità, a chiunque ne avesse avuto voglia, di esternare pensieri e opinioni, ma anche, ahimé, le peggiori scurrilità e nefandezze che una mente umana riesca a produrre. In questo caso, credo sia davvero un peccato sciupare la potenza di un mezzo come la radio per dare spazio al degrado e alla decadenza culturale.

    Esistono anche emittenti che trasmettono, ad esempio, esclusivamente canzoni, sempre le stesse per diverse settimane, senza che ci sia l’intervento di uno speaker o di un intrattenitore. Pure in questo caso, lo stesso ragionamento adottato poco sopra: per quale motivo non sfruttare al meglio le potenzialità di un mezzo così versatile?

    In ogni caso, come si diceva in precedenza, è giusto concedere spazio alle realtà più diverse e avere maggiori probabilità di soddisfare una platea, la più ampia possibile.

  5. La ricerca
    1. Obiettivi
    2. Lo scopo della ricerca, in termini generali, mira a fornire innanzitutto un’analisi qualitativa/quantitativa dell’ascolto e della fruizione del mezzo radiofonico, quale mezzo di comunicazione sociale.

      In particolare, si è cercato di mettere in luce quale funzione abbia uno strumento così potente in una società sempre in evoluzione, le eventuali relazioni esistenti tra l’ascolto, l’impiego del tempo libero, il tipo di vita condotto e il contesto dell’ambiente circostante.

    3. Il questionario: dimensioni e problemi

Nel questionario autocompilato, composto di una quarantina di domande (per la maggior parte chiuse e riferite a caratteri qualitativi), si è cercato di mettere in luce diversi aspetti della figura dell’intervistato e del proprio rapporto con la radio. Le principali "aree" d’indagine si possono così riassumere:

[…omissis…]

I risultati dell’indagine mostrano chiaramente che la radio è uno strumento ancora attuale presso i giovani e questi, solo in minima parte ne fanno uso raramente.

Il momento migliore della giornata è il pomeriggio, caratterizzato da una presenza massiccia degli ascoltatori minorenni, vincolati dalla frequenza delle lezioni scolastiche durante l’orario antimeridiano.

L’estate è senza dubbio la stagione che raccoglie più spettatori.

Tra i diversi apparecchi disponibili per ascoltare la radio, quello più utilizzato è l’Hi-fi domestico. Se però si prende in considerazione la frequenza d’ascolto, si ha un’interessante differenziazione: l’Hi-fi domestico si usa se l’ascolto avviene tutti i giorni; la radiosveglia e gli apparecchi da tavolo se avviene qualche giorno a settimana; i walkman, le radio portatili e l’autoradio per un ascolto meno frequente.

I giovani, poi, amano ascoltare la radio a un livello di volume medio-alto: in particolare i minorenni adottano un volume più alto di quello dei maggiorenni. Inoltre, il livello di volume dipende sia dal tipo di apparecchio usato che dalla frequenza d’ascolto.

Di solito, la radio si ascolta da soli, a prescindere dal sesso o dall’età, e prevalentemente in casa. Nei casi in cui l’ascolto avvenga fuori casa, ciò si verifica in compagnia del partner, amici e parenti.

Valutando le risposte fornite in merito alle diverse situazioni durante le quali si ascoltano programmi radiofonici, si nota che i maschi preferiscono concentrarsi su ciò che viene mandato in onda più delle femmine, che d’altra parte prestano un’attenzione maggiore alle loro faccende, relegando il ruolo della radio a mero "sottofondo".

Per quanto riguarda il tipo di ascolto, è stato preso in esame l’atteggiamento di selezione dei programmi e delle emittenti che non risulta essere casuale: di solito, i giovani (e nello specifico, specialmente i giovanissimi) sono affezionati ad una sola o poche emittenti; in ogni caso, raramente seguono un’emittente qualsiasi. Ovviamente la scelta della stazione implica di conseguenza anche la preferenza di particolari programmi.

A questo proposito, non vi è dubbio che i giovani preferiscano trasmissioni rilassanti e cerchino nella radio una fonte di distrazione.

Tra le emittenti più seguite dai giovani troviamo, nell’ordine, Radio Dimensione Suono Network, Radio Globo, Radio Subasio, Radio Deejay, Mondo Radio Centro Italia, Radio Italia Solo Musica Italiana...

Per quel che concerne la preferenza delle trasmissioni, al primo posto troviamo la musica leggera, seguita dalle classifiche e dai notiziari.

I giovani considerati nell’indagine possono essere certamente definiti attivi nell’ascolto della radio: infatti essi molto frequentemente registrano i loro programmi, diverse volte desiderano conoscere gli speakers che li accompagnano durante la giornata e non di rado stabiliscono un contatto (in particolare tramite il telefono) con la propria emittente.

Molte volte, i giovani vedono nella radio una fidata confidente, quasi un’amica. Spesso si rifugiano in quella compagnia virtuale a cui sembra non possano fare a meno, forse per la mancanza di legami affettivi ben saldi che la realtà in cui vivono non sempre garantisce. Accade che la "voce" a cui si affezionano diventi una compagna inseparabile. Nei casi più eclatanti, però, non è più sufficiente "ascoltare" e nasce l’esigenza di manifestare la propria presenza unita al desiderio di instaurare un dialogo o un rapporto bilaterale tra mittente e destinatario: ci si fida ciecamente della persona estranea che entra in casa nostra per mezzo dell’apparecchio radiofonico e spesso si vuole renderla partecipe delle proprie sensazioni o delle esperienze vissute.

In casi come questi, il contatto con l’emittente (tramite telefono o corrispondenza) diventa più frequente; allora, dietro tale comportamento, come si diceva prima, si nasconde probabilmente un disagio giovanile che esula dagli scopi della presente indagine, ma che, comunque, dovrebbe alimentare in noi una maggiore consapevolezza circa le responsabilità da attribuire alla radio e al suo ruolo di mezzo di educazione.

I giovani sono altresì convinti che il mezzo radiofonico sia potente tanto da influenzare le scelte negli acquisti e il linguaggio corrente.

Agli intervistati è stato chiesto, per mezzo di un differenziale semantico, di fornire un profilo che rappresentasse l’immagine della radio suggerita dalla loro esperienza. L’idea complessiva che se ne ricava è certamente positiva, dal momento che gli aggettivi che più ricorrono sono: attuale, buona, chiara, benefica, facile, interessante, utile, piacevole, vicina, ecc..

Ancora più significativa è l’opinione secondo cui la radio è vista come mezzo di comunicazione che lascia notevole spazio alla partecipazione degli ascoltatori.

La parte più interessante dell’indagine, è senza dubbio quella relativa alle domande "aperte" del questionario, in cui veniva chiesto di indicare le lacune riscontrate nei programmi radiofonici, di proporre idee e avanzare critiche di qualsiasi tipo. Tra le cose che i giovani eliminerebbero volentieri va annoverata la pubblicità, con una notevole percentuale di consensi, l’eccessivo dialogare degli speakers e l’interruzione delle canzoni per mezzo del parlato.

D’altra parte preferirebbero una maggiore varietà di musica, un più diretto contatto con gli ascoltatori e la trattazione di problemi altrove trascurati o di tematiche relative al loro "mondo".

La sezione del questionario relativa al contesto sociale, oltre a fornire una visione d’insieme circa le attività svolte dai giovani nel tempo libero, in alcuni casi, risulta utile anche per verificare se queste ultime abbiano qualche attinenza con la scelta dei programmi radiofonici.

Per quanto riguarda le attività più frequenti, segnaliamo al primo posto la conversazione con gli amici, poi guardare la televisione, andare in giro in auto, moto, bicicletta, leggere e praticare sport.

Si è riscontrata, poi, una certa relazione tra il tempo dedicato alle attività politiche e sindacali e l’ascolto dei programmi politici, tra le attività parrocchiali e i programmi religiosi, tra il tempo dedicato alle letture, alla visita di musei e la scelta di trasmissioni culturali, tra le attività sportive e le trasmissioni sportive.

Per completare il quadro così ottenuto, bisogna aggiungere che, in base alle risposte fornite dagli intervistati, risulta che i giovani vivono per lo più in compagnia, in un luogo più spesso silenzioso che rumoroso.

Inoltre essi, nella maggior parte dei casi, ritengono di essere sufficientemente informati su quanto accade nel mondo circostante e tale condizione si ripercuote anche nella frequenza d’ascolto dei notiziari.

  1. Ringraziamenti
  2. Manifestando la più sincera gratitudine nei confronti delle persone di seguito elencate, che gentilmente hanno offerto la loro collaborazione fornendomi materiale prezioso o ospitandomi nei loro locali, non posso esimermi dall’esprimere una nota di disappunto nei riguardi dei responsabili di alcune emittenti (anche prestigiose) che, benché ripetutamente contattati, hanno replicato al mio invito con inaspettata indifferenza. Un atteggiamento di questo tipo certamente non favorisce il rapporto tra emittenti ed ascoltatori e, contemporaneamente, lo sviluppo di conoscenze sul mondo della radiofonia.

    Si ringrazia:

    Direzione LatteMiele l’Italiana

    Direzione Radio Italia Solo Musica Italiana

    Direzione Radio Maria

    Direzione Radio Subasio

    Direzione Talk Radio

    Roberto Brandolini Radio Emme 100

    Francesca D’Attilia RDS Radio Dimensione Suono

    Armando Finocchi Radio Company

    Michele Menegon Italia Network

    Andrea Nebbiai Centro Mare Radio

    Don Carlo Pepe Radio Meridiano 12

    Fabio Randon Radio In 101

    P. Lech Rynkiewicz S.I. Radio Vaticana

    Alessandra Zacchino Radio Centro Suono

    Sig.ra Tucci Biblioteca Mass-Media RAI

  3. Bibliografia

A.A. V.V. "Il Libro dei Fatti" - 1996

Arnheim, R., (1993), "La radio: l’arte dell’ascolto", Editori Riuniti, Roma

De Luca, L. e Lobina, W., (1993), "Tu piccola scatola... La radio: fatti, cose, persone", Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (Mi)

De Marchi, Ellera, "Dizionario di Sociologia", Ed. Paoline

Demarchi, F., Ellena, A., Cattarinussi, B., (1987), "Nuovo dizionario di Sociologia", Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (Mi)

Di Libero, L., (1987), "La radio strumento di pastorale popolare", Editrice S.D.B.

Fenati, B., (1993), "Fare la radio negli anni ‘90", Nuova ERI, Roma

Gallino, L., (1978), "Dizionario di Sociologia", UTET, Torino

Gamaleri, G., "Un posto nell’etere. Le radio locali in Italia", Ed. Paoline

Mazzantini, C., (1996), "Le cure sull’onda", da Corriere Salute, 11 marzo

Mc Quail, F., (1989), "Teoria delle comunicazioni di massa", Ed. Einaudi, Torino

Menduni, E., (1994), "La radio nell’era della TV; fine di un complesso di inferiorità", Il Mulino, Bologna

Mercantini, M., (1995), "La radio nel computer", da Millecanali, N. 234 Aprile

Molinari, I., (1995), "La radio e i suoi nipotini" da Famiglia Cristiana, N. 43

Rivetta, A., (1995), "Musica nuova in FM", da Millecanali, N. 236 Giugno

Rivetta, A., (1995), "Scuola di radio", da Millecanali, N. 233 Marzo

Rizzoli Larousse, (1964), "Enciclopedia Universale " - Vol. IX

Rizzoli Larousse, (1964), "Enciclopedia Universale " - Vol. XII

Wolf, (1987), "Teorie delle comunicazioni di massa", Milano

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